COLOR MUNDI E LE OPERE SEGNICHE DI FRANCO SUMMA

Introduzione alla mostra “Color mundi” di Franco Summa      
dal 12 dicembre 2015 al 31 marzo 2016 
Spazio White Hall Factory, Nereto
Recensione a cura di Silvia Moretta
fotografie di Franco Summa

Inaugurata sabato 12 dicembre 2015, presso lo spazio White Hall Factory di Nereto, COLOR MUNDI di Franco Summa è un susseguirsi di “opere segniche” dal forte impatto visivo. È la sintesi dello straordinario percorso artistico di Summa, dominato dal colore, saturo, simbolico ed emotivo; definito dalle forme archetipali che si incastrano a comporre un sistema di significanti ricombinati, universali; un percorso caratterizzato dall’inserimento dell’opera nel contesto urbano e ambientale. La città come luogo dell’azione, ambito privilegiato per l’intervento dell’artista, che come un demiurgo crea puntuale bellezza, opera per cambiare di segno e conferire una nuova dimensione estetica a luoghi che ne sono privi, per nascita o per incuria. Strade e piazze, luoghi abbandonati o capannoni industriali di anonima vocazione. “È necessario tornino a vivere nelle menti intense immagini di città modellate da intelligente bellezza perché possa nascere il desiderio di un processo di rinascita urbana”: questa, in nuce, la determinazione che Summa compie nella sua arte. Color Mundi: una serie di STOP che obbligano l’osservatore ad arrestarsi, a decodificare le forme, a leggere le intime accensioni del colore. L’intervento artistico ambientale Color Mundi è posto sulla facciata di una chiesetta padronale. Un grande cerchio rosso arancio contiene un cerchio più piccolo, rosso violaceo, e in posizione leggermente asimmetrica, lievemente straniante, appare la successione di colori che definiscono fin dagli anni 70 il cosiddetto “arcobaleno culturale” di Summa. Il colore definisce le forme in un tutto pieno, perché come quello medievale è intriso di simbolismo, ed il tutto appare sapientemente dominato dalla ratio, in un ordine asimmetrico che conferisce movimento ed esalta i significanti. All’interno della White Hall Factory si susseguono i due cicli segnici: Alla ricerca del segno perduto; Segnaletica Spirituale. Opere in realtà nate per il contesto urbano, ma che esposte in sequenza si caricano di potenza visiva. Ed è di nuovo il colore e la forma a dominare il tutto; è la reiterazione della forma con la variatio del colore. In un rapporto intimo, opera-spettatore, con il colore sapientemente saturo che di volta in volta suggerisce e determina nuovi stati d’animo, nuovi significanti, come se la ricombinazione delle forme si rigenerasse completamente. Opere nate nel fermento culturale degli anni settanta, eppure ancora esattamente attuali, facilmente riconfigurabili. Questa la forza dell’arte di Summa, essere atemporale, perché schiettamente originata dalla consapevolezza dell’appartenenza all’archetipo, non sterilmente rievocato, ma fonte vitale di un universo estetico ed estetizzante. Si inserisce quindi tra i due cicli la mano dell’artista all’interno della grotta, in un tutt’uno con la storia, l’origine, l’umana urgenza di plasmare, infondere bellezza, riprogettare, ricreare.

Silvia Moretta
Si è laureata in Lettere Moderne con indirizzo storico artistico presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti e ha conseguito il diploma presso la “Scuola di specializzazione in storia dell’arte medievale e moderna” dell’Università “Sapienza” di Roma. Rientrata a Pescara fonda l’associazione culturale Akedà con la quale nel 2013 cura la mostra internazionale “La xilografia cinese tra modernità e tradizione” presso il Museo Nazionale MuMi di Francavilla al Mare (Ch). Prende così il via la sua attività di curatrice d’arte indipendente e di organizzatrice di eventi d’arte. È particolarmente attenta al tema della riqualificazione dell’ambiente urbano con l’arte, anche tramite interventi effimeri di light art (realizzati in “Daidalos”; “Light Up”; “Countdown”), e all’esigenza di una nuova alfabetizzazione per la lettura delle immagini. Crede fermamente che l’arte contemporanea debba svincolarsi dall’autoreferenzialità d’élite per tornare ad essere volta alla collettività, per riacquistare il ruolo di educatrice al bello. Affascinata dalla fotografia, nell’ultimo anno cura anche due progetti fotografici: la collettiva “Metafisica. Chiaroveggenza dell’astrazione” (a Lanciano e a Vasto).

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