CHANGE

Introduzione alle immagini
di Sabrina Ingrassia

C’è un elastico teso tra il concetto di mutamento e quello di permanenza.
Il cambiamento è necessario all’umanità, così com’è essenziale per l’essere umano rintracciarne i segni attorno a sé.
C’è forse una tenue traccia di sollievo quando si scopre qualcosa che sopravvive strenuamente all’evoluzione?

Nelle “Desolate Geometrie” di Gabriele Al Jarrah Al Kahal straordinarie strutture, finalizzate alla produttività, resistono come templi di mondo moderno, ma già passato, all’attuale standardizzazione del mondo industriale.
Alberto Ianiro coglie il radicale mutamento che “la Piana agricola”, tra Firenze e le vicine provincie, ha subito negli ultimi anni.  Dignitosi fantasmi, una volta abitazioni rurali, punteggiano una campagna ancora feconda, ma in cui l’uomo appare assente.
Nella Grande Mela, la cosmopolita mutazione, inarrestabile, quotidiana, è raccolta da Caterina Caputo.
Paesaggi urbani spettrali quelli che Diego Cicionesi ha opportunamente definito “Non Luoghi”, nati per scopi commerciali, dove la presenza umana si attiene a poche stipate attività, per un tempo rapido e asettico.
Un ritorno alla natura provoca un silvano cambiamento su chi sappiamo essere il nostro futuro: i bambini ritratti da Michela Taeggi.
Piccoli gioielli s’insinuano nel mutato paesaggio attorno a Firenze, celati dalla metamorfosi urbanistica, eppure svelati da Sabrina Ingrassia.
Nel “nulla” rurale di alcune periferie è sorto il “nuovo”: centri commerciali che mutano, trasformano, polarizzano un cambiamento urbanistico, documentato da Sandro Bini.

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