Buone Prospettive

A cura di Davide Tatti

La quindicesima edizione di “buone prospettive: giovane fotografia tedesca, 2018/2019”.

Tra le istituzioni pubbliche per l’arte e la cultura visiva contemporanea di Amburgo, il Deichtorhallen è quella che ha un programma di mostre e attività dedicate alla fotografia più ampio e ricco. Il Deichtorhallen di è composto da tre edifici in due sedi distanziate: Hall for Contemporary Art(per le mostre temporanee) con la Haus der Photographie(per le mostre di fotografia) e separatamente la Falckenberg Collection(per la collezione storica d’arte contemporanea), per un totale di circa 10.000 metri quadrati. La Haus der Photographie è stata progettata nel 2003 da Franz Christian Gundlach, fotografo nato nel 1926 a Heinebach, che è stato anche il fondatore nel 1999 della Triennale di fotografia, diffusa in tutta la città di Amburgo e con sede centrale nel Deichtorhallen, la sua ultima edizione è stata nel 2018. I capannoni del Deichtorhallen, costruiti tra il 1911 e il 1914 con uno stile che ancora risente dell’art nouveau, furono adoperati a scopi commerciali, fino al 1984 come mercato dei fiori. La ristrutturazione, come sede espositiva, che risale al 1988, ne ha messo in evidenza la struttura in acciaio e vetro. Le mostre fotografiche del Deichtorhallensono di natura dialogica, hanno lo scopo di ridurre il distacco tra il pubblico e la fotografia, anche attraverso l’uso un linguaggio divulgativo e non specialistico, che allo stesso tempo salvaguardia la qualità e le caratteristiche dei progetti fotografici.

All’interno di questa politica culturale è stata inserita la quindicesima edizione del premio “buone prospettive: giovane fotografia tedesca 2018/2019”( “gute aussicht: junge deutsche fotografie 2018/2019”), in corso fino al 3 ottobre prossimo. La rassegna riporta l’eterogeneità delle strategie fotografiche, delle implementazioni formali e mediali, che caratterizzano i lavori dei fotografi appartenenti alle generazioni più giovani; i quali si pongono sul crinale tra il distanziamento verso tradizioni fotografiche storiche e l’opposta necessità di riconoscerle come punto di riferimento per le nuove sperimentazioni. In questa quindicesima edizione quaranta istituti di formazione universitaria hanno proposto 98 dei loro studenti alla giuria del premio, composta da nove membri, tra cui i fondatori di “gute aussicht: il giornalista Stefan Becht e la storica dell’arte Josefine Raab. Trai i nove fotografi e i loro progetti selezionati emergono tre linee di metodo: la produzione di forme esteticamente autonome da una realtà extra fotografica; la rappresentazione soggettiva di dati reali, l’aderenza alla realtà attraverso una raffigurazione narrativa. I nove progetti sono presentati nel catalogo pubblicato in edizione limitata e in un percorso espositivo annuale a tappe, partito a dicembre 2018 dal Museo della città di Dresda, a cui seguono gli allestimenti al Landesmuseum di Coblenza tra aprile e giugno 2019, al Goethe-Institut di Città del Messico tra maggio e luglio 2019, ad Amburgo, infine l’anteprima dell’edizione 2019/2020 è prevista a Dusseldorf da 21 novembre 2019. Di seguito i fotografi selezionati:

Lorraine Hellwig nata nel 1993. Progetto presentato “YA MANIFESTO”: si tratta di un’installazione disposta ad angolo di 315 gradi, composta da fotografie in stampa laser e plotter, un libro d’artista e un video. Le sue fotografie, con interventi grafici, sono frammenti di esperienze che denotano l’espansione illimitata e caotica dei desideri individuali.

Laila Kaletta nata nel 1995. Progetto presentato: “A Dead Flower Will Never Bloom”(Un fiore morto non fiorirà mai). La sequenza fotografica realizzata in Giappone propone un racconto sospeso tra immaginazione e conoscenza scientifica, attraverso la figura della medusa Turritopsis dohrnii, l’animale che dopo la maturazione sessuale riesce a tornare allo stadio precedente.

Patrick Knuchel nato nel 1981. Progetto presentato “idea concreta“. Tutti i processi di formazione dell’immagine fotografica vanno sotto la categoria dell’arte “concreta”, svincolata da qualunque intenzione raffigurativa. In Germania si ebbe un movimento di arte “concreta” dagli anni ’20 del Novecento, in Italia dal 1948 col gruppo MAC.

Benjamin Kummer nato nel 1980. Progetto presentato “Construction Space”. Il fotografo partendo dai negativi fotografici in bianco e nero, ricostruisce delle nitide forme geometriche che nella fotografia originaria erano presenti solo come abbozzo e approssimazione.

Steve Luxembourg nato nel 1993. Progetto presentato “Der Schatten” (l’ombra) cortometraggio di 15 minuti. Il tema della Madonna del Rosario, e della fede cristiana cattolica, si incrocia con una definizione del paesaggio naturale come luogo chiuso in piccoli anfratti, senza prospettiva ampia, che conserva i resti dei defunti.

Sina Niemeyer nata nel 1991. Progetto presentato: “Für Mich – A Way of Reconcilaition”(per me un modo di riconciliarmi). Il tema degli abusi sessuali praticati all’infanzia è trattato in chiave autobiografica, scandito e ricostruito in modo analitico e dettagliato, per arrivare ad una forma di riconciliazione con sé tessi. Un’intervista alla fotografa, che ha vinto il primo posto del premio, è stata pubblicata dal magazine del Deichtorhallen.

Malte Sänger nato nel 1987. Proggetto presentato: “Abdrücke” (Impronte). Il fotografo parte con la raccolta documentaria di fotografie che i migranti hanno postato nei social media, attraverso i metadati ricavati, individua e stampa le mappe geografiche da cui provengono, aggiunge infine altre foto che non hanno rapporti con il corpus documentario raccolto, per produrre un effetto di ambiguità nel racconto.

Robert Ter Horst nato nel 1985. Progetto presentato: “Playtime”. In fotografie di grande formato vengono ricomposti frammenti da un intero film, il racconto perde qualunque sembianza realistica per diventare una superficie scomposta in direttici lineari.

Anna Tiessen nata nel 1993. Progetto presentato: “Command Korn” (Commando di grano). Racconta di un gruppo di giovani coltivatori e operai che abitano nei villaggi di Schleswig-Holstein. La fotografa realizza un reportage sulle varie situazioni in cui si immergono i ragazzi e il loro desiderio di appartenere ad un gruppo solidale all’interno, aggressivo verso il contesto. La fotografa esprime un punto di vista “medio”: sia interno alla vicenda che distanziato, perché vi partecipa solo come osservatrice.

Davide Tatti

 

 

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