AUTORI AL MIA PHOTO FAIR: MONICA SILVA IN UN’INTERVISTA DI 6GLAB.

Introduzione alla mostra “Lux et Filum” di  Monica Silva
dal 28 aprile al 2 maggio 2016 al MIA PHOTO FAIR
The Mall – Porta Nuova Varesine
Piazza Lina BO Bardi,1  Milano
Intervista all’autore a cura di 6Glab

Se dovessi presentarti e riassumere la tua lunga bio in poche righe, cosa diresti?
Direi così: “Monica Silva. Brasiliana di nascita, italiana d’adozione. In Italia da più di 30 anni e non ha mai perso l’entusiasmo della gioventù”. Se dovessi entrare più nel merito direi che sono entrata nel mondo della fotografia professionale nel 2001, quando ho cominciato a collaborare con le più importanti etichette discografiche per ritrarne i propri cantanti. Da lì un turbine di collaborazioni con testate di rilevanza nazionale ed internazionali e grandi marchi della fotografia professionale e poi i primi passi nel mondo della fotografia d’arte con progetti come “Life Above All” e “L’Antologia di Spoon River”. Ma sarebbe lunga elencarli tutti, quando si inizia a parlare di arte è difficile essere sintetici!

Qual è il tuo rapporto con l’arte?
Sono sempre stata interessata non solo all’arte in quanto tale ma soprattutto alla magia che infonde: l’arte crea un mondo speciale che ti fa porre delle domande. Quando, ad esempio, rimango catturata da un’opera, io cerco di entrare nella mente dell’artista per capire cosa l’ha portato a realizzare una determinata scultura, una pittura o un’installazione. L’arte è un modo per poter far crescere la propria anima e diventare una persona migliore perché, quando qualcuno ha cultura, non è più manipolabile da niente e nessuno.

Parlaci di Lux et Filum, il progetto che esponi al MIA, da dove nasce?
Il progetto Lux et Filum è una rivisitazione in chiave contemporanea di alcune famose opere di Caravaggio, per rileggere l’opera del maestro  ponendomi una semplice domanda: come sarebbero quegli stessi quadri se solo fossero stati dipinti oggi? Ci ho lavorato 6 mesi! Ho voluto mettere in scena un’operazione in cui passato e presente si fondono così come le luci e i colori vivi ed insoliti che animano le composizioni. Quella del MIA è un’anteprima in cui presento Sacro Pasto (Cena di Emmaus) ma il progetto intero si compone di 12 immagini. Possiamo definirla una mia personale ricerca in cui ripercorro le orme del passato per raccontare il presente. Ogni fotografo dovrebbe documentarsi sui grandi maestri, perché come diceva Balthus “la vera rivoluzione è la tradizione, essa è la più alta forma di modernità.”

Ci sono degli scatti di questa serie a cui sei particolarmente legata?
Gli scatti sono un po’ come figli, è difficile fare dei distinguo, anche perché si tratta di immagini stimolanti e anche visionarie in un certo senso: l’immagine “Bacco, Tabacco et Venere” impersonata da un ragazzo di colore con champagne e un manichino da negozio di vestiti è, per esempio, un manifesto autobiografico. Nel manichino c’è il mio corpo nudo, un riferimento ad una storia del passato che mi ha fatto molto soffrire perché lui più che dedicarsi alla nostra relazione si dedicava alla droga e ad altri altri giochi lasciandomi sempre in disparte, oppure l’altro esempio è Sacro Pasto con la rappresentazione delle 4 religioni principali, un atto di protesta per via delle forti controversie che provo verso la religione, anche se rispetto ogni fede. Con queste opere mi sono spinta a confrontarmi con un pittore come Caravaggio dall’estetica ancora oggi potente e, perché no, rivoluzionaria.

Ma quindi fotografia e pittura non sono così lontani come si pensa,  possono convivere?
Il mio progetto vuole far scaturire un’ovvia considerazione sulla corrispondenza tra pittura e fotografia e non solo sulla distanza, aumentata nei secoli, tra questi strumenti artistici. Il legame tra i due mondi c’è ed è molto forte: è la fantasia. Amo creare dei mondi tutti miei – sia nei ritratti che nei progetti ambientati – che nascono dal mio subconscio e mi portano ad estraniarmi dal mondo reale. E’ il mio modo di liberarmi completamente da una realtà non sempre facile e da un passato molto ingombrante.

Per chiudere, come vedi il futuro della professione del fotografo?
Certo è che i fotografi sono sempre di più e quindi è naturale che solo chi avrà personalità forte, carattere, cultura e professionalità potrà sopravvivere, la competizione è alta. Ma la fotografia ci sarà sempre perché abbiamo un bisogno inconscio di lasciare una nostra impronta ed è il mezzo più veloce e potente per farlo. Le fotografie rispecchiano la nostra persona, anche quando si fotografa solamente un piatto, si sta parlando di se stessi e quella foto ci rappresenta, quindi il futuro della fotografia lo vedo con ottimismo e lo voglio immaginare luminoso perché questo è il mio modo di essere e di pormi nei confronti del mondo.

6Glab
Il laboratorio di idee, la nuova divisione dedicata al mondo della fotografia, dell’arte e della cultura di SEIGRADI, agenzia di relazioni pubbliche e marketing communications fondata nel 2003. 6Glab nasce per supportare il cliente in tutte le fasi di avanzamento di un progetto, dall’ideazione fino alla sua effettiva realizzazione e comunicazione, con l’obbiettivo di mettere in contatto il mondo imprenditoriale con quello culturale e artistico.

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