Area Expo 2016

Riapre al pubblico il parco senza l’esposizione universale.

Bilanci post Expo e qualche spunto perchè l’area sia un luogo deputato a percorsi artistici ed espositivi.

Testi e foto di Davide Tatti

001. Area Expo. Milano. Viadotto lato Roserio. 27 agosto 2016. Foto Davide Tatti

È trascorso quasi un anno dalla chiusura di EXPO 2015, il suo tema nutrire il pianeta, energia per la vita”, tradotto come la conoscenza sul consumo e sulla qualità dell’alimentazione, la sostenibilità ecologica delle diverse filiere alimentari, è rimasto molto presente nei canali di informazione. Per il visitatore dell’esposizione universale però, più che l’argomento specifico, sono rimaste nella memoria le sollecitazioni estetiche di segno vario e divergente proposte dai padiglioni nazionali; come la raffinatezza del Bahrain, che col progetto dall’architetto olandese Anne Holtrop, metteva in aperta contiguità i giardini con gli ambienti chiusi; oppure le contraddizioni espresse dal Giappone, che poneva all’interno di un tradizionale perimetro in legno, costruito con una griglia ad incastro tipica dell’architettura religiosa giapponese, una sala da spettacolo televisivo dove i commensali partecipano al gioco con cibo virtuale.

L’area dell’Esposizione, sul confine nord ovest di Milano, è stata riaperta al pubblico sotto il nome di EXPERIENCE, da maggio fino al 16 ottobre 2016, con un percorso ridotto, ricco di zone vuote, ma che pone l’attenzione sul progetto architettonico e infrastrutturale che stava a monte di EXPO 2015.

Cominciamo il nostro tragitto a partire dall’ingresso est Roserio, da dove è possibile avere visione ravvicinata del recente itinerario stradale, che collega la tangenziale Ovest A50 all’autostrada A8 “Milano-Laghi”, tramite un sistema di ponti e viadotti con archi in acciaio, questi ultimi per gli scavalchi delle autostrade A4 e A8 hanno una funzione strutturale, mentre lungo il tratto che si affianca all’area Expo hanno una funzione estetica di forte impatto visivo.

La prima tappa all’interno del parco, è l’orto didattico della Fondazione Minoprio, seguono nel primo tratto del decumano al posto di alcuni padiglioni, un campo verde riservato agli animali, una spiaggia artificiale con piscina ad effetto trompe-l’œil, campi per attività sportive. È stato rimesso in attività anche il teatro con platea a cielo aperto da oltre cinquemila posti a sedere, con una rassegna di spettacoli eseguiti da scuole di musica, teatro e danza, ad eccezione della serata del 9 luglio, che ha visto l’esecuzione della nona Sinfonia di Beethoven da parte del coro e l’orchestra del Teatro alla Scala di Milano.

Nei due padiglioni prospicienti la piazza di ingresso al cardo, è allestito un progetto esposito autonomo “City after the City”, che costituisce una delle diciannove sedi della XXI Triennale di design a Milano; tra le mostre presenti segnaliamo “People in Motion” a cura di Michele Nastasi, che con un sistema di video proiezione frontale e dall’alto, ricostruisce i paesaggi delle migrazioni, i capi profughi dell’Africa e del Medio Oriente. Risalendo verso nord, tutta l’asse del cardo viene occupata da postazioni temporanee di “street food”, ma alla sommità resta permanete a sinistra il Palazzo Italia e al centro la scultura l’Albero della Vita, che fa perno sulla fontana circolare e sulla piazza antistante. Palazzo Italia, progettato dallo studio Nemesi che vinse un bando internazionale del 2013, è un edificio alto 35 metri diviso in quattro blocchi, vuoto al centro e con le pareti interne oblique; l’involucro esterno che è composto da 700 pannelli ognuno con differente testure, richiama un’intreccio casuale di rami. In una delle sale espositive del palazzo è allestita una mostra con una selezione di stampe dal fondo fotografico di Federico Patellani, curata da Kitti Bolognesi e Giovanna Calvenzi, sul tema della figura femminile, tra la fine degli anni ‘40 e gli anni ’50, nei fenomeni di costume come Miss Italia e nel cinema. Polo di attrazione visiva resta il progetto di Maro Balich coadiuvato dallo studio Giò Forma: l’Albero della Vita, strutturalmente è definito da dodici spirali destre e dodici sinistre, che dalla base a gonna si sollevano fino a 36 metri in altezza, ogni spirale è composta da elementi di legno lamellare di larice, sorretti da una colonna in acciaio cava, per consentire l’accesso dei tecnici alla massima quota. Lo studio dell’Albero trae il suo disegno dallo schema a losanghe incrociate presente nella Piazza del Campidoglio a Roma, ne sviluppa con avvitamento verso l’alto la struttura. Contrariamente all’esposizione del 2015, l’Albero può essere osservato anche dall’interno.

Il percorso prosegue sul perimetro nord est del parco, da dove sono ben visibili una parte dei corsi d’acqua: canali artificiali che delimitano gran parte di tutta l’area, e sono frutto di un progetto iniziale mai realizzato, che voleva raccordare questi canali al vicino fiume Olona. In questo lato trova spazio anche il parco giochi per l’infanzia, che conduce all’area storica denominata sin dal 1346 “Cascina Triulza”, piccolo comune autonomo fino al 1809. L’antico casale è stato ristrutturato per Expo 2015, oggi è sede stabile della Fondazione omonima e di una rete di associazioni.

Da un punto di vista amministrativo, la realizzazione del sito è stata gestita dalla Expo Spa, fondata nel 2008, un’altra società Arexpo Spa è stata invece costituita nel 2011, per acquisire la proprietà del territorio, darlo in gestione a terzi anche dopo la chiusura dell’esposizione universale, allo scopo di svilupparne l’utilizzazione e l’integrazione con il composito tessuto urbano in cui è inserito. L’area è racchiusa da una fitta rete di infrastrutture di trasporto stradale e ferroviario, confina con il Polo esterno della Fiera di Milano, con l’Ospedale Sacco e il carcere di Bollate.

A maggio 2016 la società Expo Spa ha pubblicato il rendiconto di esercizio, i dati sono stati riportati da varie testate come il Corriere, la Repubblica: l’esposizione universale è costata 2,2 miliardi di euro e ne ha guadagnati 30,7. Ma una lettura obbiettiva del conto economico non è impresa semplice, come spiega Vittoria Patanè nel suo articolo del 13 maggio 2016 pubblicato dall’International Business Times, «la verità è che in occasione di eventi talmente grandi e importanti come EXPO, quantificare le perdite e i guadagni è sempre un’operazione al limite dell’impossibile. Nel nostro caso il tutto viene complicato dai dietrofront, dalle polemiche, dalla mancanza di trasparenza e dalle lotte politiche che si sono verificate nel corso di questi mesi».

Per quanto riguarda le future destinazioni dell’area Expo, queste le ipotesi più attendibili: il trasferimento del complesso degli Atenei Universitari Statali, attualmente disseminati in “Città Studi” a nord est di Milano, come segnalato dal Corriere il 16 e 21 luglio scorsi. Un programma precedente, confermato ad agosto 2016 dal piano scientifico e finanziario definitivo presentato al ministero dell’Economia e delle Finanze, è la realizzazione del “Human Technopole”, Il progetto di un polo scientifico dedicato alla ricerca avanzata in ambito biomedico, notizia riportata da Sole 24Ore il 13 settembre.

Davide Tatti E’ nato in Sardegna dove ha lavorato come graphic designer. Dal 1999 a Milano si è occupato di grafica editoriale, dal 2007 si interessa di fotografia per la documentazione.

 

 

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