Alessandro Zanoni – The Post-War Dream

A cura di Tina Miglietta

Alcuni anni fa anche i Pink Floyd cantavano: ‘’what happened to the post war dream?’’. Ed è proprio il sogno del dopoguerra ad essere il protagonista del libro fotografico di Alessandro Zanoni edito da Urbanautica Institute, intitolato appunto ‘’The Post-War Dream’’.
Il libro è un originale dialogo tra fotografia e cinema, un inedito collegamento storico tra il presente dell’espansione urbanistica della Regione autonoma della Mongolia e quella passata del secondo dopoguerra italiano, rappresentata dal cinema neorealista.
A distanza di anni e di migliaia di chilometri, la storia si ripete nelle sue dinamiche reali e nelle emozioni interiori dei suoi protagonisti.
L’idea di questo progetto fotografico è nata nel 2016 quando Alessandro si è recato nella parte estrema della Cina, ai confini con la Mongolia, precisamente nelle città di Ordos, Hohhot e Baotou con l’intento di scattare foto di paesaggi e architettura.
Le immagini realizzate ritraggono uno scenario a tratti spettrale, dove lo sguardo dello spettatore si muove in luoghi silenziosi e misteriosi, conducendolo in una dimensione quasi onirica. Sembra di essere immersi in un sogno in cui maestosi edifici immacolati si confondono con le rovine incolte e abbandonate dei terreni circostanti: è qui che l’anima vaga alla ricerca del senso di ciò che la circonda.

Questa regione sta vivendo un passaggio da un’economia basata perlopiù sull’estrazione del carbone e delle materie prime ad una post-industriale. La disponibilità di denaro da parte di facoltosi gruppi industriali ha portato a massicci investimenti nel settore immobiliare nella speranza di facili guadagni. Per varie ragioni, tra cui la rigidità del clima e la scarsa densità abitativa, numerosi distretti sono però rimasti inabitati. Questo problema non riguarda comunque solo questa regione ma tutto il territorio cinese: si calcola infatti che oggi vi siano circa ottanta milioni di appartamenti vuoti..

Alessandro Zanoni racconta così la sua esperienza: ‘’Ero già stato in Cina molte volte, il paesaggio mi era già familiare, ma qui tutto è ampliato: c’è un forte contrasto tra la prateria, il deserto e il sorgere di queste ‘’cattedrali’’ in immensi spazi vuoti. Distretti che potremmo definire ghost town, molti dei quali terminati, ma non abitati con l’effetto estraniante del nuovo che sembra già abbandonato. Scheletri di cemento in mezzo a strade, servizi, giardini inesistenti.’’

Da queste scenografie nasce, nella mente del fotografo, il parallelismo con la stagione cinematografica italiana dei primi anni Sessanta: luce molto forte, assolata, nuovi quartieri residenziali con personaggi isolati che vagano da un posto all’altro come nei film di Pasolini, di Antonioni, di Francesco Rosi. E’ la globalizzazione della trasformazione che abbraccia mutamenti storici così distanti tra loro.
Si percepisce la violenza e la velocità dell’impatto di trasformazione sull’ambiente che non è solo territoriale e urbanistico, ma soprattutto antropologico e sociale.
L’idea del libro fotografico nasce dopo aver interiorizzato questo parallelismo e questo mood unico e senza tempo.
Il materiale a disposizione era veramente tanto e nel frattempo Alessandro aveva ampliato il suo progetto con una accurata ricerca iconografica, sia utilizzando gli stili di queste pellicole anni Sessanta che collezionando cartoline in bianco e nero della stessa epoca raffiguranti le periferie italiane.

‘’The Post-War Dream’’ è un sapiente collage tra immagini dei nuovi paesaggi cinesi sia in formato classico che in taglio molto più allungato per rendere omaggio al cinemascope, ed immagini ‘’doppie’’ che si confrontano: da un lato gli immensi edifici cinesi e dall’altro, in formato molto ridotto per dar loro una precisa identità, quelle tratte dalle pellicole cinematografiche o dalle cartoline raccolte. I frame inseriti sono accompagnati da brevi didascalie e ci aiutano a leggere il progetto ed a romperne il ritmo grazie ad un differente uso del bianco.

Tutto rigorosamente in bianco e nero per non perdere la drammaticità del racconto e il parallelismo col cinema.

‘’The Post-War Dream’’ è stato pubblicato in inglese e in cinese ed è accompagnato da tre testi importanti: il primo dell’amica Elena Rapisardi, che si occupa di questioni ambientali e lavora per il Cnr, il secondo da una professoressa dell’università di geopolitica di Shenzhen che ha anche collaborato alla traduzione dei testi ed infine il terzo di Marco Bertozzi, insegnante di cinema e fotografia all’univeristà di Venezia.

Il design del libro è dello stesso autore mentre l’intero progetto, con la campagna di crowdfunding, è stato realizzato con la collaborazione di Steve Bisson, curatore della casa editrice.

Attualmente sono ancora a disposizione circa trenta copie acquistabili sul sitowww.urbanauticainsitute.com, mentre notizie dettagliate sull’autore sono sul suo sito personalewww.alessandrozanoni.com.

Tutto ciò è stato il tema della trasmissione radiofonica Parole di Luce, andata in onda il 3 aprile scorso , condotta da Sandro Bini e Martin Rance, a cura di Novaradio e Associazione Culturale Deaphoto.

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Alessandro Zanoni: Dopo aver frequentato il Liceo Artistico e il diploma in Graphic Design alll’Istituto Europeo di Milano, ha iniziato la professione nel mondo della stampa, della pubblicità, e successivamente nel web e interaction design. Divoratore di musica, ha collaborato con la rivista mensile Jam – e appassionato di cinema d’autore, ho approcciato la fotografia da pochi anni, ricevendo riconoscimenti e menzioni in diversi concorsi internazionali. Nella seconda parte del 2016, ha lavorato in Cina dove ha realizzato un ampio reportage nella città di Wuhan, sullo sviluppo delle principali città della Mongolia Interna e sulla lenta scomparsa di alcuni ‘villaggi urbani’ di Shenzhen e Shanghai. Nel 2017 ha partecipato al Corso di Formazione Avanzata dell’Istituto Europeo di Design diretto da Silvia Lelli. Il suo lavoro, principalmente concentrato sulla scoperta di inusuali e desolati paesaggi urbani, è stato pubblicato in numerose testate online e offline come Domus, Life Framer, Vice, Fubiz, Divisare, Photography of China, Creative Boom, Camera Infinita, Il Fotografo, Pellicola Magazine. Il suo lavoro è rappresentato da Phinest [Zurigo], Photography of China [Parigi] e Urbanautica Institute [Treviso] e ha esposto in mostre personali e collettive a Milano, Catania, Napoli, Parigi e New York. Nel corso del 2018 ha viaggiato tra Taiwan, Giappone, Corea del Sud e Cina realizzando tra l’altro alcuni reportage per il mensile Style de Il Corriere della Sera. Con Urbanautica Institute ha pubblicato un libro fotografico intitolato The Post-War Dream, viaggio visuale attraverso l’urbanizzazione della Mongolia interna con una comparazione con il paesaggio italiano del secondo dopoguerra e degli anni del boom..

Tina Miglietta nasce nel 1966 a Livorno . Ha vissuto in diverse parti d’Italia ed è tornata da poco nella sua città natale . E’ appassionata di fotografia come specchio per le emozioni intime e nascoste e come arte per dare ad esse nuovi colori e forme. Ricerca la naturalezza delle tinte che possano rasserenare e mettere a tacere i rumori della mente

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