Alessandro Risuleo: dal corpo all’animo umano

Intervista rilasciata a Clic-he ad Alessandro Risuleo, fotografo e artista visuale. Una lunga conversazione – divisa in due parti per non perderci niente del suo racconto – per conoscere meglio e da vicino l’opera di questo autore che con i suoi scatti spazia dall’astratto al pittorico fino all’iperrealismo.

A cura di 6Glab

  • Alessandro vuoi brevemente presentarti  e illustrarci le principali tappe e riconoscimenti della tua attività, fino ad oggi?

Sono nato a Roma nel 1971 e fin dall’inizio mi sono appassionato ai sistemi e alle tecniche di comunicazione visiva. Dopo oltre vent’anni di esperienza come art director e pubblicitario, attraverso il lavoro della mia agenzia Visual Creative Studio, ho trovato nella fotografia un mezzo di espressione artistica che mi permette di esprimere la mia creatività.

La mia è una tecnica fotografica che cerca di portare al massimo le sue potenzialità espressive, connotata da uso della luce e delle ombre, dalla tecniche digitali e dall’apertura alle nuove tecnologie. I miei progetti sono stati esposti all’interno delle edizioni 2015 e 2016 del MIA Photo Fair a Milano. Prima di queste esperienze, ho esposto in diversi contesti sia internazionali (come la 16° edizione del Lishui International Photographic Art Exhibition in Cina nel 2015) sia nazionali (come la Biennale 2015 della Fotografia a Trezzo sull’Adda, curata da Vittorio Sgarbi, o l’edizione 2014 di Roma PhotoFestival) ottenendo diversi riconoscimenti. Tra i più recenti il Bronzo nella categoria Fine Art Nude del One Eyeland 2015, la menzione d’onore nella categoria Fine Art – Nudes dell’ND Awards 2015 o il terzo posto, sempre nella Fine Art-Nudes Category, del MIFA Moscow International Foto Awards nel 2015. 

  • Quali sono i punti fondamentali che descrivono la tua poetica e i temi che ti sono più cari?

I miei scatti hanno un focus particolare sulla figura della donna, che viene raccontata in maniera anticonvenzionale. Si tratta di fotografie più “costruite” che “scattate”. Tutti i miei lavori hanno alla base tanti riferimenti visivi, tanto studio e una preparazione molto lunga, che parte dall’ideazione, passando per la progettazione e la messa in scena.

Lo scatto è il momento finale. Spaziano dall’astratto, al pittorico, fino all’iperrealismo.

I temi che mi sono più cari sono sicuramente l’uso della luce e delle ombre, l’indagine sulla figura umana e la creazione di un rapporto intimo e sempre nuovo tra i tre attori coinvolti nella produzione e nella percezione visiva: l’autore, l’opera e il fruitore. C’è sempre un messaggio nascosto, un invito alla caccia all’enigma che deve incuriosire e portare lo spettatore ad assumere il ruolo di protagonista.

Nei miei progetti la luce può diventare uno strumento per creare tracce, quello che è in ombra è da interpretare, come in Rays of Light; possono esserci materiali che lasciano solo immaginare il soggetto, ma che celano e confondono, come in Pure Souls o Moments of Being. Ci sono dei lavori dove il “simbolismo” è più dichiarato, come in Outside the Frames, dove ho lavorato con un elemento inanimato ma carico di significato, come una cornice. In uno dei miei ultimi lavori, Body’s contamination, si può ritrovare la riflessione sul corpo, la contaminazione con materiali altri e con altre forme espressive, il rapporto con lo spettatore… La novità più grande però riguarda l’introduzione della realtà aumentata come mezzo per portare nuovi elementi nella fruizione dell’opera e rimandare ad altri significati, anche più personali e soggettivi. Nei miei lavori invito chi guarda ad un nuovo gioco, quello della lettura dell’immagine offuscata dall’introduzione di oggetti solo apparentemente fuori contesto. In questo gioco sofisticato, stuzzico l’immaginazione dello spettatore: sta alla sua libera interpretazione scovare il messaggio implicito, percepire il racconto che è sotteso all’immagine, trovare un proprio significato in quello che sta osservando.

  • Quali sono le contaminazioni artistiche e gli autori da cui hai tratto spunto per la tua attività creativa?

L’amore per l’immagine è qualcosa che fa parte di me. Ho una famiglia che è sempre stata influenzata dall’espressione a tutto campo. Sono nato e vivo a Roma, una città che, seppur tra difficoltà e contraddizioni, mi ha sempre messo davanti agli occhi grandissimi esempi di opere d’arte che piano piano hanno costruito un certo background visivo.

Sono due gli aspetti che credo mi rappresentino di più: le contaminazioni dei linguaggi espressivi e l’amore per l’arte.

La mia ispirazione si muove a 360°, in una visione artistica molto aperta che ha un comune denominatore in un tema che ricorre, sin dall’inizio, in tutti i miei lavori: l’indagine del corpo e della figura umana.

Ho cercato i primi riferimenti nelle opere dell’epoca classica, penso ad esempio alle pitture di Pompei o alle sculture di Fidia o Lisippo. Sono sempre stato attratto dal periodo dell’Umanesimo, quello che alla fine del Quattrocento ha messo al centro in moltissimi campi la figura umana, trovando un’eco in tante realtà diverse di un’Italia all’epoca divisa. Potrei citare, poi, i grandi esempi del Rinascimento. Ho studiato molto attentamente le opere di Caravaggio e dei Caravaggeschi per osservare il loro studio attento e puntuale della luce, delle ombre e dei chiaroscuri. I miei riferimenti si spingono oltre nel tempo e al di fuori dei nostri confini: dal movimento culturale del Simbolismo francese del XIX secolo alla Pop Art; dalla Minimal Art degli anni Sessanta fino alla recente esplosione della Street Art come fenomeno culturale di massa.

A questo linguaggio artistico metropolitano ho dedicato addirittura un intero progetto (Human Frames, dove si fondono opere di Street Art con l’immagine del corpo).

 

Per maggiori informazioni su Alessandro Risuleo: www.alessandrorisuleo.com

Alcune delle opere citate nell’intervista sono state oggetto della mostra nell’ambito della collettiva BODYSPACES | HUMANS+HYBRIDS, a Roma presso il WorldHotel Ripa Roma (Via degli Orti di Trastevere, 3) (conclusa il giorno 8 Gennaio 2017.

6Glab – Il Laboratorio delle Idee di Seigradi è la divisione dedicata al mondo della fotografia, dell’arte e della cultura di SEIGRADI, agenzia di relazioni pubbliche e marketing communications fondata da Barbara Gemma La Malfa nel 2003. Frutto di un’esperienza decennale nella comunicazione e nella consulenza di marketing a livello internazionale, 6Glab si rivolge ad aziende, artisti, associazioni ed enti non profit che operano in campo culturale o intendono individuare o sviluppare nuovi progetti, affinare la gestione delle proprie operazioni, dare vita a iniziative culturali o legate all’arte e alla fotografia. 6Glab promuove un approccio esclusivo con il cliente in cui la gentilezza e l’efficienza, la concretezza e l’immaginazione, l’esperienza e la creatività si uniscono in una sinergia unica in grado di portare ai migliori risultati.

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