Alessandro Risuleo: dal corpo all’animo umano.

(seconda parte)

Intervista rilasciata a Clic-he ad Alessandro Risuleo, fotografo e artista visuale. Una lunga conversazione – divisa in due parti per non perderci niente del suo racconto – per conoscere meglio e da vicino l’opera di questo autore che con i suoi scatti spazia dall’astratto al pittorico fino all’iperrealismo.

A cura di 6Glab

  • Sempre approfondendo le contaminazioni artistiche che più si percepiscono nella tua opera, qual’è il tuo rapporto con le tecnologie più moderne ma anche più fruibili. Faccio un esplicito riferimento all’APP Art Scan.

Ho cominciato a utilizzare anche la tecnologia e le potenzialità che è in grado di offrire con Body’s Contamination, che è stato presentato all’edizione 2016 del MIA Photo Fair di Milano.

Qui ho concentrato il mio sguardo solo su alcune parti del corpo, “contaminate” da pennellate ruvide di una mistura di vernice mista a farina, distribuita ad hoc solo su alcune zone, per enfatizzare una posa, una parte del corpo, alcune linee o sovrapposizioni.

Grazie alla realtà aumentata e ad un’applicazione che ho progettato e inventato, ARTScan, le mie immagini – una volta inquadrate con un qualunque device sul quale sia stata scaricata la app – prendono magicamente vita e diventano parte di un’animazione video che racconta qualcosa in più da quello che si vede a occhio nudo. Un movimento, un gesto, un’azione, che possono dire “altro” allo spettatore che li osserva.

Il mio desiderio non era quello di studiare l’impiego della tecnologia nella produzione artistica o creare una sorta di “effetto sorpresa”; volevo studiare meglio il rapporto che si viene a creare tra lo spettatore e l’opera nel momento in cui si forniscono altri input a chi guarda. Lo strumento tecnologico “immateriale” diventa qui una sorta di appendice del corpo, di potenziamento dei sensi per portare ad una percezione più ampia.

  • Dopo le molteplici esperienza di questi anni, qual è il giudizio di Alessandro Risuleo sul rapporto tra fotografia e arte contemporanea e quali sono i suoi modelli di riferimento? 

In questi anni di lavoro e di studio nell’ambito fotografico sono giunto alla conclusione che non si può facilmente definire cosa sia o come debba essere utilizzata la fotografia. Chiunque provi a dargli una collocazione precisa e ad incardinarla in logiche troppo rigide ha sempre ragione e torto allo stesso momento. La fotografia entra sicuramente a pieno titolo nelle forme artistiche contemporanee, ma con diverse sfaccettature. Potremo avere la fotografia pura, tradizionale e con un riferimento piuttosto netto verso il reale, dove il reportage o la street photography hanno sicuramente un posto d’onore. O ancora una fotografia più concettuale, a volte più elaborata, cerebrale, che si definisce solitamente come “artistica”.

La mia fotografia si inserisce in un percorso ancora in divenire, più legato alla rappresentazione del corpo. Potrebbe rientrare nella “staged photography”, un tipo di fotografia che è anche connessa al mondo della pubblicità, mondo dal quale anche io provengo. Per me il punto non è tanto creare delle rappresentazioni suggestive, quanto l’avere delle aspettative diverse nei confronti dell’immagine fotografica, che può così aprire a letture “altre” dal reale, oltre che far scaturire dinamiche nuove proprio nel rapporto con lo spettatore.

Utilizzo la fotografia più per l’elaborazione concettuale del progetto e per lo studio delle sensazioni che questo stesso progetto può dare. Cerco di dare meno attenzione al metodo con cui ottengo queste immagini. Non credo esistano limiti dal punto di vista della tecnica, esattamente come avviene per l’arte contemporanea, che non si pone limiti nell’utilizzo dei linguaggi quando sono finalizzati al messaggio o al risultato. L’arte contemporanea ci mostra oggi la totale libertà di espressione, che sia un dipinto, un’opera di digital art, una performance, una traccia sonora o un video. Cerco di muovermi allo stesso modo, mescolando la fotografia ad altro. La tecnica è solo un mezzo attraverso il quale ottenere un risultato. È per questo motivo che non amo la definizione di “Digital Artist”, non sono per forza legato al mondo del digitale, posso scegliere diversi mezzi espressivi a seconda di quello che voglio trasmettere.

Per tutti questi motivi i miei principali modelli di riferimento, nell’ambito della fotografia contemporanea, sono David LaChapelle, Erwin Olaf, Gregory Crewdson, Duane Michaels, solo per fare alcuni nomi tra gli autori più conosciuti.

  • Concludiamo questa lunga e interessante intervista parlando dei tuoi progetti futuri. Cosa puoi dirci in proposito?

Cerco di concepire ogni nuovo progetto secondo due punti di vista: quello dell’artista e quello dell’esperto di comunicazione. Sono sempre aperto a nuovi linguaggi, a strade inesplorate, alle nuove tecnologie, al mescolamento dei linguaggi e alla celebrazione dell’arte in tutte le sue forme.

Ultimamente sto giocando con le sottrazioni e le cancellazioni, ad esempio in un progetto che si intitola Frammenti, oltre che con altre forme espressive e artistiche che riguardano ancora una volta il corpo, come Live Canvas.

I miei progetti futuri sono legati all’analisi continua e alla sperimentazione: l’importante è essere sempre capace di immaginare, di andare oltre, di percorrere strade sempre nuove e al passo con il mondo che cambia.

Per maggiori informazioni su Alessandro Risuleo: www.alessandrorisuleo.com

Alcune delle opere citate nell’intervista sono state in mostra nell’ambito della collettiva BODYSPACES | HUMANS+HYBRIDS, a Roma presso il WorldHotel Ripa Roma (Via degli Orti di Trastevere, 3) fino all’8 Gennaio 2017

6Glab – Il Laboratorio delle Idee di Seigradi è la divisione dedicata al mondo della fotografia, dell’arte e della cultura di SEIGRADI, agenzia di relazioni pubbliche e marketing communications fondata da Barbara Gemma La Malfa nel 2003. Frutto di un’esperienza decennale nella comunicazione e nella consulenza di marketing a livello internazionale, 6Glab si rivolge ad aziende, artisti, associazioni ed enti non profit che operano in campo culturale o intendono individuare o sviluppare nuovi progetti, affinare la gestione delle proprie operazioni, dare vita a iniziative culturali o legate all’arte e alla fotografia. 6Glab promuove un approccio esclusivo con il cliente in cui la gentilezza e l’efficienza, la concretezza e l’immaginazione, l’esperienza e la creatività si uniscono in una sinergia unica in grado di portare ai migliori risultati.

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