FRANCESCO LEVY

Azimuths of Celestial Bodies

 

Intervista a cura di Elisa Heusch.

Presentati e parla brevemente del percorso che hai fatto in ambito fotografico.

Mi chiamo Francesco Levy, sono nato a Livorno il 23 gennaio del ’90. Dopo aver conseguito nel 2009 il diploma al liceo scientifico con indirizzo artistico, mi sono trasferito a Venezia dove ho frequentato l’Accademia di Belle Arti con indirizzo -Nuove tecnologie dell’Arte- ed ho iniziato a muovere i primi passi nel campo della videoarte, della fotografia e della grafica. Nel 2013 mi sono laureato con una tesi in estetica dei new media. Dal 2013 al 2016 ho frequentato il corso triennale di fotografia alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze dove ho conseguito il diploma ed ho vinto la borsa di studio come miglior studente del triennio. Mi occupo principalmente di fotografia ma i miei lavori sono ricchi di contaminazioni con altre discipline artistiche come la grafica, il video e la poesia.

A chi o cosa ti ispiri?

Non credo di ispirarmi a qualcuno in particolare. Diciamo che le contaminazioni nel tipo di fotografia che faccio sono molteplici. L’arte è stata parte integrante della mia vita fin da piccolo e di questo ringrazio in particolar modo i miei genitori che mi hanno fatto crescere in un ambiente ricco di stimoli. Gli anni veneziani sono stati molto importanti dal punto di vista formativo, ho trovato molti docenti preparati che mi hanno trasmesso tanto. È sicuramente in quell’ambiente così ricco di confronti che ho iniziato a sviluppare, forse inconsapevolmente, la mia poetica.

Se dovessi farti alcuni nomi di chi direttamente o indirettamente ha influenzato o influenza il tipo di fotografia che faccio ti direi sicuramente Luigi Ghirri, Alec Soth, Eggleston ed Irving Penn. Anche la pittura è sempre stata una fonte inesauribile di spunti visivi e concettuali. A partire dal rinascimento italiano, che adoro, e la pittura fiamminga della Golden Age fino ad arrivare ai più contemporanei Edward Hopper e Peter Doig.

Raccontaci qualcosa di più  di questo progetto che hai presentato al Photolux 2016.

La prima intuizione che ha dato il via alla realizzazione di “Azimuths of Celestial Bodies”, è nata durante una chiacchierata a cena con mia madre, parlando di vicende familiari che coinvolgevano i miei antenati. Da quella prima scintilla, il progetto ha subito delle evoluzioni notevoli fino ad arrivare alla forma finale che ho poi presentato al Photolux. Ci sono molti modi per raccontare una storia e altrettanti per mentire nel farlo. Il mio è un viaggio all’interno delle storie e delle persone che hanno formato il mio nucleo familiare e di come questo metaforico fiume di vite sia adesso confluito in me che sono, per adesso, l’ultimo della mia stirpe. Le grandi guerre che hanno sconvolto il continente europeo durante lo scorso secolo, sono il filo conduttore, il sottofondo amaro, la causa prima delle migrazioni che hanno permesso l’intreccio di queste storie. Un discorso sulla discendenza, collegando quello che era con quello che è: una restituzione dei ricordi che sono giunti a me, che ho fatto miei e che reinterpreto liberamente. Un diario per immagini, la topografia illustrata di un viaggio autobiografico per esplorare la mia geografia. Il progetto è formato da diverse componenti estetiche e concettuali. Il territorio e un tema molto importante, in quanto ogni persona, soprattutto negli anni dell’infanzia e della fanciullezza, viene senz’altro segnata dal luogo in cui vive e cresce. Il mare è un tema ricorrente, in quanto elemento di principale collegamento fra le varie storie. Le immagini d’archivio, talvolta rielaborate con interventi grafici, sono un fondamentale elemento di connessione fra passato e presente, indispensabili nel mio personale percorso di esplorazione e ricostruzione di un’identità individuale e familiare. Grande importanza infatti, è stata data alle persone ed ai rapporti che intercorrono fra di esse.

Quali sono i tuoi progetti futuri, ne hai già altri in cantiere?

In realtà in questo momento l’idea sarebbe quella di continuare il filone narrativo che ho iniziato con “Azimuths of Celestial Bodies” cercando però di ampliare il raggio d’azione raccontando storie che escono dal contesto familiare/personale andandosi ad inserire in contesto sociale più vasto. Ho già iniziato la fase di ricerca raccogliendo un po’ di materiale, cercando i contatti ed iniziando ad impostare i primi scatti. Contemporaneamente sto portando avanti altri piccoli progetti meno di ricerca, più immediati e “commerciali” in quanto pensati esclusivamente per essere venduti.

 

Elisa Heusch – Nata e cresciuta a Livorno (classe 1981), ha conseguito la laurea in Scienze Giuridiche all’Università di Pisa, e proprio durante gli anni del percorso universitario ha cominciato ad appassionarsi all’arte fotografica. Dopo aver frequentato corsi di fotografia e postproduzione nella sua città, partecipa ad alcune esposizioni collettive in locali di Livorno e di Viareggio, ma la vera svolta arriva quando parte per il Messico per lavorare un anno come fotografa in strutture turistiche, esperienza che la cambia e le apre nuovi orizzonti. Tornata in Italia si iscrive alla scuola internazionale di fotografia APAB di Firenze, che sta tutt’ora frequentando insieme ad uno stage, appassionandosi maggiormente al ritratto ambientato, al reportage, e ad alcuni aspetti dello still life come la Food Photography. Fa parte dell’Associazione FotoClub Nove di Livorno (Circolo associato FIAF) dal marzo 2013 ed è iscritta alla FIAF dal gennaio 2014.

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