A OCCHI APERTI. LA MOSTRA.

Introduzione alla mostra “A occhi aperti. Quando la Storia si è fermata in una foto”
Fotografie di Abbas, Gabriele Basilico, Elliott Erwitt, Paul Fusco, Don McCullin, Steve McCurry, Josef Koudelka, Paolo Pellegrin, Sebastião Salgado, Alex Webb.
Presso AuditoriumExpo – Auditorium Parco della Musica di Roma
dal 21 Febbraio al 7 Giugno 2015
Recensione a cura di Diego Cicionesi

E’ in corso a Roma una mostra molto articolata e bella, conseguenza di un libro edito da Contrasto e scritto da Mario Calabresi un paio di anni fa: A Occhi Aperti. In questa mostra ed in questo libro si raccontano “I momenti in cui la storia si è fermata in una foto, attraverso i fotografi che quella storia l’hanno vissuta e documentata”. Ad occhi aperti ci permette di vedere attraverso l’emozione “fisica” di una fotografia, quelli scatti che sono diventati icone della nostra storia. La dimensione profonda degli eventi emerge grazie al confronto che Mario Calabresi ha avuto con ogni autore, ascoltando i loro racconti, le loro esperienze e le loro emozioni, racchiuse nelle immagini che ognuno di noi porta dentro di se’. Un  lavoro articolato che può essere letto attraverso diverse prospettive, da quella documentaria, per capire in che modo rileggere gli eventi di allora, a quella “quasi” profetica di come la fotografia abbia saputo vedere (in anticipo) oltre gli eventi. Un esempio più bello ( il più rappresentativo secondo il mio personale giudizio) è quello che ci fornisce Paul Fusco in occasione dell’assassinio di Bob Kennedy. Come molti altri il fotografo americano aveva avuto la possibilità di aggregarsi ai reporter che avrebbero potuto seguire il feretro trasportato in treno da New York a Washington. La bara era nell’ultima carrozza assieme ai parenti ed ai familiari. Tra questa ed i fotografi una cintura di protezione formata da polizia e servizio d’ordine. Quasi impossibile fotografare quello che tutti cercavano ovvero l’immagine del dolore dei familiari. La timidezza del fotografo e le condizioni fisiche in cui operava, lo costrinsero a cambiare punto di vista. Iniziò ad osservare le centinaia di persone che si stavano assiepando attorno alla ferrovia in quel lento e lungo funerale. Era l’America della classe media, di tutti coloro che avevano immaginato il loro riscatto attraverso le parole di leader come i Fratelli Kennedy o Martin Luther King, tutti uccisi nel giro di pochi anni. Lo smarrimento di questi volti si mescolava al dolore e venne rappresentato (forse inconsapevolmente) attraverso immagini che gradualmente (complice la progressiva luce scarsa) tendono a sfocarsi, a divenire mosse, quasi a sottolineare il dissolversi di quel sogno e di quell’idea. Cosa trarre da questa storia (e forse da molte altre)? Che dobbiamo cambiare il punto di vista sulle cose e rivolgere il nostro sguardo altrove, proprio per cogliere una diversa interpretazione della realtà e comprenderla in anticipo. Che non siamo pronti a uscire dalle nostre abitudini e che quindi non siamo in grado di accettare un diverso riferimento. Le foto non furono pubblicate e la loro diffusione avvenne ben 30 anni dopo, nonostante i ripetuti tentativi dell’autore che per anni non si è dato pace nell’incapacità di capire il perchè di quel rifiuto. Considerazioni che possiamo estendere a molte opere di questa mostra/libro. Alex Webb ed i temi dell’emigrazione clandestina, con immagini e parole tremendamente attuali. Abbas ed i temi del fondamentalismo islamico, nel periodo di avvento del regime Komeinista. Elliott Erwitt e la sua capacità di alternare cronaca e poesia, con la malinconia dell’uomo che riesce a vedere oltre le cose, tra i primi a documentare la situazione (di fatto) del razzismo dilagante in America, fenomeno ancora attuale ed irrisolto. E molti altri. La bellissima mostra di Roma è imprescindibile dalle parole dei loro autori saggiamente raccolte da Mario Calabresi, che ci spingono oltre i confini delle immagini, ci fanno capire come la mente di chi fotografa sia alla ricerca della cronaca ma della volontà di raccontare, narrare, andare oltre lo sguardo e le prassi, riportandoci domande, orientamenti e prese di posizione, in una visione che spesso è quasi profetica. La mostra è a cura di Alessandra Mauro e Lorenza Bravetta, i testi che accompagnano le immagini sono ovviamente di Mario Calabresi. Consigliata per chi volesse riflettere sul nostro presente e futuro.

Diego Cicionesi
Innamorato da sempre della fotografia, ho ripreso dopo una lunga inattività solo qualche anno fa con un nuovo e totale approccio al mondo digitale. Collaboro come membro dello Staff con l’Associazione Deaphoto per i corsi di Ritratto in studio e Street Photography e partecipo agli eventi organizzati sul territorio. Individualmente studio i paesaggi urbani con predilezione per la foto di strada e la vita in periferia, in una scelta compositiva geometrica e tendenzialmente minimalista. Sono attratto dalle reciproche relazioni tra fotografia e psicologia e studio l’interazione tra soggettività, interiorità e spazi urbani. Vivo con curiosità e un po’ di caos tutte le cose della mia vita, integrando il medium visivo con letture di ogni genere e musica, prediligendo il jazz. L’essenza del mio vivere si concretizza nei viaggi, di qualsiasi durata e distanza.

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