10.000 FRAMMENTI VISIVI DAL PONTE DI RIALTO


 

Testo e immagini di Giorgio Nuzzo

Fino al 27 Novembre 2016, la mostra “RIVUS ALTUS – 10.000 frammenti visivi dal ponte di Rialto a Venezia” di Massimiliano Farina è stat ospitata nelle sale del Cenro Don Orione Artigianelli
11.354 foto-tasselli, 264 ore di appostamento, 15.963 persone ritratte.

Questi i numeri di Rivus Altus, una mostra fotografica in grado di ricomporre in modo inedito il panorama di Venezia più conosciuto al mondo: la vista dal Ponte di Rialto.

Un riflessione/intervista a cura di Giorgio Nuzzo all’ideatore di questo progetto con lo scopo di approfondirne genesi, contenuti e istallazione.

L’ARTISTA

Massimiliano Farina, architetto e fotografo milanese, da tempo porta avanti uno studio di indagine visiva riguardante il paesaggio e l’architettura, punti cardine del suo progetto fotografico Rivus Altus durato 4 anni e composto da oltre 10.000 scatti.

Da dove nasce l’idea di questo imponente progetto fotografico?

Il progetto nasce casualmente a fine 2012 durante una passeggiata sul ponte di Rialto a Venezia. La prima sfida è stata quella di rendere unici degli scatti di un luogo icona che ogni giorno viene fotografato da migliaia di turisti. Quindi ho fotografato il ponte in momenti diversi della giornata e dell’anno, catturando i cambiamenti delle stagioni. In Rivus Altus, lo sguardo è stato duplice: sul paesaggio e sulle persone.

Come hai realizzato gli scatti?

Il progetto è stato realizzato nell’arco di 2 anni con sessioni di scatto di 3-4 giorni al mese. La mia idea è stata quella di avere un doppio punto di vista dal ponte rimanendo fermo sempre nella stessa posizione e orientando la macchina fotografica in due direzioni: verso l’esterno con vista sul Canal Grande, e verso l’interno ritraendo le persone che mi venivano incontro, gli osservatori del Panorama da Rialto, anche loro alla ricerca della giusta posizione per scattare una foto-icona.

Per la realizzazione di queste ultime ho utilizzato una doppia macchina e doppio scatto differenziato di qualche secondo fra uno scatto e l’altro in modo da fare dei ritratti singoli, ma mediati dalla componente temporale così come per le foto panoramiche, per dire che l’attimo è si unico e irripetibile, ma che ci possono essere infiniti attimi.

Come hai gestito la questione della privacy?

In due anni di scatti non vi è stato nessun problema, in quanto è un luogo dove tutti fotografano e nessuno si pone il problema. Durante la mostra vi è stato un impatto positivo di chi si riconosceva negli scatti, ad esempio il regista Marco Dazzi fotografato durante le riprese del suo film, i Vigili del Fuoco impegnati nei loro soccorsi, le Befane della classica regata e vari gondolieri.

Quali sono state le difficoltà organizzative della mostra?

Per organizzare una mostra con un così grande numero di foto e in un luogo lontano dalla nostra sede (Milano), abbiamo trovato diverse difficoltà. Dopo un anno di ricerca senza esiti di sponsor e supporti a fondazioni, enti, banche e aziende private, abbiamo scelto di seguire la strada del Crowdfounding su Kickstarter, realizzando un video di presentazione del progetto e riuscendo in poco tempo a raggiungere il budget prefissato. Dopo essere riusciti a trovare la location dove siamo attualmente ospitati, il Don Orione Artigianelli, abbiamo trovato gli sponsor che hanno creduto nel progetto e che ci hanno dato il supporto per portare in mostra Rivus Altus.

Ci sono diverse tipologie di stampe nella mostra, cosa vuoi comunicare?

L’esposizione si divide in 3 differenti formati di stampa.

Le foto panoramiche dalla vista dal ponte verso il Canal Grande sono esposte in 78 pannelli dove ognuno costituisce una foto stampata su carta della dimensione 40x30cm. Ogni visitatore può interagire con l’esposizione staccando una foto da tenere come ricordo, sotto ogni foto ce n’è un’altra sempre uguale ma sempre diversa: l’inquadratura è sempre la stessa ma le foto sono scattate in orari e giorni dell’anno diversi, per un totale di circa 10.000 stampe. In questo modo la mostra cambia continuamente aspetto.

Poi sono state realizzate 28 foto di grande formato (2x1m) in bianco e nero dove sono raffigurate le persone che venivano incontro alla macchina fotografica.

La terza tipologia di stampa nasce dall’idea di creare opere fine art dalle foto panoramiche. La foto stampata ai sali d’argento con dimensione 18x13cm è incastonata fra uno strato di Dibond sul retro e uno di Plexiglass sul fronte. Il totale delle foto stampate è 3000 e ognuna rappresenta un tassello dei 78 che fanno parte del puzzle che il visitatore può comporre a suo piacimento.

Interessante è il libro realizzato da Elena Gullace in cui le 10.000 foto sono state condensate in circa 200 pagine molto curate a livello di design e arricchite dalle recensioni di docenti dello IUAV di Venezia e del Politecnico di Milano.

Quale sarà il tuo prossimo progetto?

Stiamo svolgendo un lavoro di ricerca di un luogo iconico e altrettanto potente dal punto di vista visivo. Forse New York!

The Boga Foundation – Rivus Altus

 Giorgio Nuzzo

Salentino di nascita, classe ’89, laureato in Scienze Motorie all’Università di Urbino, attualmente vivo fra Lecce e Venezia. Nel 2012 inizio ad avvicinarmi alla fotografia attratto da un mondo totalmente sconosciuto sino ad allora. La passione crescente per l’arte fotografica mi porta a frequentare la “Scuola di Fotografia di Lecce” appassionandomi in particolar modo alla Street Photography, cercando di cogliere nei volti della gente le varie emozioni e i differenti modi di vivere, preferendo una fotografia maggiormente incentrata sulla comunicazione e sul significato che può trasmettere uno scatto. Parallelamente continuo a coltivare la passione per la fotografia di concerti partecipando a vari eventi musicali e collaborando con diversi magazine del settore.

Attualmente sono impegnato nella realizzazione di diversi progetti fotografici a tema culturale e sociale.

Nonostante le conoscenze della tecnologia fotografica e della post produzione, prediligo un approccio il più possibile realistico e puro dello scatto.

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