CONVERSAZIONE CON LETIZIA BATTAGLIA: PASSATO E PRESENTE NEL SEGNO DELL’IMPEGNO CIVILE.

Conversazione tra Diego Sileo e Letizia Battaglia al PAC di Milano
recensione a cura di Davide Tatti

Letizia Battaglia, fotografa conosciuta in particolare per la documentazione di eventi di stampo mafioso a Palermo tra la metà degli anni ‘70 e l’inizio dei ’90, il 14 aprile scorso è stata invitata da Diego Sileo per una conversazione nell’ambito della mostra Estoy viva di Regina Josè Galindo, di cui è curatore presso il PAC di Milano. Nel 2013 sono stati commemorati i vent’anni dall’attentato di via Palestro del 27 luglio 1993, che danneggiò l’edificio del PAC: la prima targa indicava l’evento come un semplice “attentato vile”, in cui persero la vita cinque persone, ma nel 2013 la targa è stata sostituita con una nuova in cui si specifica: “vittime di una strage mafiosa”. Diego Sileo trova delle similitudini tra le due esperienze: Regina Jose’ Galindo, malgrado le minacce subite in seguito alla sua attività artistica, in aperta opposizione al regime politico del Guatemala che ha operato azioni di genocidio etnico, sceglie di restare per mantenere l’impegno civile verso il suo paese; così come Letizia Battaglia, dopo una parentesi a Milano, torna a Palermo per il lavoro nella cronaca e per conoscere e mostrare i caratteri contraddittori della città.
Letizia Battaglia, dopo anni trascorsi a fotografare fatti di cronaca, ha deciso di puntare l’attenzione, come indica Francesca Alfano Miglietti, su una nuova serie di lavori dedicati a persone di alto profilo intellettuale, che sono stati i suoi punti di riferimento e sostegno morale: Gli invincibili. Come dice Letizia Battaglia: «Questa serie nasce dopo anni che non fotografo più la cronaca, per non distruggere i miei negativi, mescolavo queste storie di malaffare con primi piani di donne, bambine  e di cose semplici e vitali, la scena dietro era la vecchia fotografia degli anni settanta, ottanta e novanta, e davanti c’era un corpo nudo di donna visto con occhi femminili. Dopo aver fatto queste rielaborazioni, la disperazione era ancora tanta, nulla è cambiato in Sicilia e in Italia, le cose vanno male, la corruzione è forte, mi sono fermata: era il 2013, muoiono due persone importanti per me, Anna Senzani  moglie di un ex brigatista che seguiva il marito nelle varie carceri, mostrando fedeltà assoluta all’impegno coniugale, poi un’altra persona dell’ambito della fotografia che è stata per me un modello, mi ha insegnato l’importanza della disciplina, non basta il talento, bisogna coltivare le cose che vuoi fare, questo era Gabriele Basilico. Con un suo ritratto di Toni Thorimbert, ripetuto ossessivamente,  ho iniziato “Gli Invincibili”, una serie di dodici  personaggi che sono riusciti a darmi un esempio; tra le altre ci sono Gesù, Che Guevara, Pierpaolo Pasolini, Freud, Francesco Corra, psicoanalista freudiano, poi ancora c’è James Joyce: ho letto l’ Ulisse, come lo può leggere una persona come me senza competenza, ma le ultime cento pagine con il monologo di Molly Bloom, dove questa donna mentre dorme pensa delle cose folli e le avalla, ho pensato che anch’io potessi essere una stravagante donna che fa quello che vuole; poi ancora Ezra Pound per il suo elogio contro la vanità:  bisogna fare ciò che desideriamo non per vanità di successo, le dobbiamo fare perché ci crediamo, per testimoniare che la vita è importante e dovrebbe essere rispettata, basterebbe un poco di disciplina e generosità. Una persona con cui avrei voluto stabilire un dialogo è Pasolini, a cui ho fatto delle foto: nel 1971-72 mi trovavo con  Giovanna Calvenzi e Gabriele Basilico mentre Pasolini parlava, feci una ventina di scatti, lo amai molto, ma non ebbi il coraggio di avvicinarlo, fargli domande, non l’ho goduto. Chi abbiamo oggi da interrogare? Ci possiamo confrontare con “intellettuali e artisti” che fanno delle denuncie, ma la bellezza non è solo questa, anche il vivere è bello.» Diego Sileo chiede a Letizia Battaglia quali motivazioni l’hanno portata ad allontanarsi dalla fotografia di cronaca, lei risponde: «Quando ti accorgi che le persone migliori che ricoprono cariche istituzionali vengono ammazzate e non sostituite con dei pari, che alcune figure storiche del governo come Giulio Andreotti hanno coperto interessi di gruppi mafiosi, quando noti che il giudice Nino di Matteo viene minacciato dalla mafia ma non viene difeso dallo Stato, non ho potuto più continuare. Regina José Galindo usa contro se stessa gli stessi metodi violenti adoperati dalle forze militari del Guatemala verso la popolazione indios, lei si fa torturare e poi si fa riprendere fino a non poterne più, questo non so se serva, se il mondo ne venga sconvolto, certe volte ho dubitato che le mie fotografie siano servite, ho visto gente che rideva di fronte all’immagine dei giudici ammazzati durante una mia mostra qui a Milano in un ambiente molto elegante. La serie “Gli Invincibili” nasce per rincuorarmi, perché è difficile vivere con la coscienza dei fatti mafiosi in Sicilia: io sono stata tutti i giorni chiamata a fotografarli, non l’ho fatto perché era un’arte, ma perché mi pagavano, facevo la fotoreporter di un quotidiano povero, per cui malpagata, cercavo però di fare le foto con un occhio educato dai libri letti e dai musei vistati,  questo è importate per un fotografo. »
La mostra “Gli Invincibili” di Letizia Battaglia è stata esposta presso spazio Nonostante Marras, a Milano, dal 16 Aprile al 18 Maggio 2014.


DavideTatti
Nato in Sardegna nel 1969, dal 1999 vivo a Milano dove mi sono occupato di grafica editoriale. Nel 2007 una svolta verso la fotografia di documentazione, in particolare: paesaggio urbano, architettura e arte contemporanea.

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