Le Déjeuner sur l’herbe – VIAGGIO A PALAZZO PFANNER

Introduzione alla mostra “Fuori Fuori” di Beatrice Speranza e Emy Petrini
dal 14 al 27 Aprile presso Palazzo Pfanner, Lucca

Recensione a cura di Tiziana Tommei

Lucca, 13 aprile 2014.
Pochi passi tra vicoli labirintici e brulicanti, per ritrovarsi, come il personaggio di un cartoon disneyano, in uno luogo che somiglia a quello che immaginiamo essere il paese delle meraviglie: Palazzo Pfanner. Il luogo e la sua storia sono un unicum. Un palazzo con giardino barocco – attribuito al genio di Filippo Juvarra – che sorge tra il tracciato urbano medievale e le mura cinquecentesche. Era il 1846: Felix Pfanner, fabbricatore austriaco di birra, arriva in città per volere del Duca di Lucca, Carlo Ludovico di Borbone, e prende in affitto le cantine e il giardino del palazzo, al tempo proprietà della famiglia Controni. In poco tempo, grazie ai proventi della sua attività, acquista l’intera struttura, che prende il suo nome, divenendo sede dello storico birrificio. Oggi la residenza é dimora della famiglia Pfanner e sede di eventi. L’evento “Open Palazzo Pfanner” è una sorta di aristocratico Déjeuner sur l’herbe, arricchito da una mostra: “Fuori fuori”. Si entra eccezionalmente dal lato delle mura e si è subito dentro l’elegante limonaia, per poi attraversare il giardino e infine approdare al palazzo. L’effetto è strabiliante. Un’esplosione di arte, vita e cultura: musica jazz, design e fotografia. Tutto perfettamente fuso a determinare un’atmosfera veramente magica e fuori dall’ordinario. Cammini nel giardino e t’imbatti in un’architettura fatta di elementi naturali: rami di cornus e salice a formare un “Vulcano” di 3 metri di altezza e 2 di diametro. Emy Petrini è la sua artefice. Floral designer, capace di creare scenografiche ed emozionali installazioni scultoree per mezzo di componenti tratte dalla natura. Fiori, arbusti, foglie e materiali vegetali sono l’alfabeto della sua arte, che si nutre di esperienze diverse – dalla botanica alla scenografia, dal design all’ingegneria – per ideare e realizzare macchine teatrali più incredibilmente barocche della stessa location che per questa occasione le accoglie. Singolare è questa congiunzione: il nesso tra la ricerca dello stupore tipica seicentesca, propria della realtà di Palazzo Pfanner, e l’impatto scenico sorprendente delle opere di questa artista del nostro tempo. Le intersezioni vegetali sono studiate e proposte anche attraverso le immagini fotografiche di Beatrice Speranza. Fotografa e designer,che in “Presenze” giunge a forare la fotografia per donargli nuova presenza, attraverso un fare lento e ponderato, che le permette di rivivere i ritmi della camera oscura. Così il filo diviene forma, e propone nuove realtà, più complesse, profonde e intime. Accanto al filo la luce: entrambe le artiste giocano con le lampadine e le propongono in dimensioni e assemblate a materiali eterogenei: legno di olivo (“Tre passi”), rami di potature di salice, cornus e olivo (“Penelope”) e tubi di gomma, fili elettrici e porta lampade (“Shower”). Quello che più colpisce però è altro. Due foto, enormi, una in bianco e nero, l’altra a colori. Due interpretazioni in fotografia di due opere di flower design, “Il volatore” e “Il nido”. Beatrice Speranza guarda e rappresenta i lavori dell’altra ‘metà della mela’, Emy Petrini. Il cerchio si chiude, perfettamente. Tutto è al suo posto, secondo un ordine che è dato da un percorso artistico, creativo e di vita, che sottende due personalità diverse, forti, definite, ma al tempo stesso capaci di unirsi in qualcosa di unico, coerente e inconfondibile. Cosa deve indurre in riflessione? La forza di un’unione tra arti diverse, l’intelligenza e la capacità di portare avanti ciascuna il proprio percorso, riuscendo ad intersecarlo e ad arricchirlo con la conoscenza dell’opera dell’altra. Uno scambio che, ci auguriamo, possa essere sempre più acceso inconfondibile.
www.palazzopfanner.com
www.beatricesperanza.it
www.emypetrini.com

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