Sources of Vision – Marco Maraviglia

Sources of Vision. A cura di Diego Cicionesi

 

Quale romanzo, opera letteraria, cinematografica o musicale hanno inciso profondamente sulla tua identità, pensiero e visione del mondo?

Ho un’infanzia caratterizzata dal gioco quotidiano con la Lego. Costruivo, smontavo, rimontavo, decostruivo, senza seguire necessariamente i foglietti di istruzioni. È stata una sorta di auto-addestramento all’ordine, all’ottimizzazione degli spazi, alla logica degli equilibri fisici, estetici.Da ragazzo leggevo principalmente Herman Hesse ed Hemingway. I concetti di amore, sesso, amicizia, che sono il motore della vita, li assimilai dal primo. “Il vecchio e il mare” mi colpì per quella metafora della doppia realtà parallela della vita. Vincere è anche perdere. Non saremo mai padroni dei nostri successi ma bisogna comunque lottare per essi pur sapendo della loro caducità.
Sono figlio del rock degli anni ’70 e quelli che tutt’ora ancora non mi annoiano sono gli Emerson Lake & Palmer e i Pink Floyd per me l’apice della musica contemporanea quanto a creatività espressiva. Hanno realizzato vere e proprie opere d’arte con sfumature di note scalpellate in maniera così certosina che ogni volta riascoltarle è come se fosse la prima volta. È l’attenzione al dettaglio che le hanno rese classiche ed evergreen.

Quale specifico passaggio, testo o brano musicale ti hanno cambiato e ispirato?

Non credo ci sia stato qualcosa in particolare che mi abbia cambiato. Le esperienze culturali assimilate nel tempo e quelle vissute in famiglia, a scuola e con gli amici, tutte messe insieme hanno formato ciò che sono oggi. E penso che chiunque di noi è destinato ad espandere la propria personalità finché ha voglia di curiosare cibandosi di nuove esperienze.
Se volessi sintetizzare citerei Siddharta di Hesse “so aspettare, so pensare, so digiunare”. Il saper digiunare inteso come capacità di resistere a qualsiasi privazione. Ci sono persone che vanno in depressione se non possono permettersi uno stile di vita migliore o se sono costretti a rinunciare a qualcosa. Ritengo di aver avuto una vita felice ma anche perché ho imparato ad assaporare i lunghi tempi delle attese e mi sento temprato alle privazioni.

In che modo hanno inciso, da lì in poi, nel tuo lavoro di fotografo?

Adoro i gatti e il loro modo di vivere. Per me incarnano proprio la figura di Siddharta e, osservandoli a lungo, mi sono reso conto che ogni fotografo dovrebbe avere le loro caratteristiche (ne ho rilevate 18). Saper aspettare è una delle caratteristiche fondamentali per un fotografo. La preda prima di saltarci addosso va osservata a lungo pensando come e aspettando il momento migliore: una foto non si scatta a casaccio ma va pensata, attesa, elaborata mentalmente. Un fotografo sa che per avere la luce giusta del crepuscolo deve aspettare il momento culminante tra una piccola manciata di minuti, per scattare. E sta lì, in paziente attesa, col gelo o sotto un sole cocente, come un gatto sotto la finestra della gattara che gli lancerà qualche avanzo della cena.
Saper pensare e saper aspettare. Avere quindi pazienza per realizzare una delle mie “inesistenze” perché prima che i pezzi delle immagini si ricompongano in un’altra ex novo, passa del tempo. E scontornare è come una pratica zen che richiede attenzione, concentrazione, pazienza…

MARCO MARAVIGLIA
Diplomi di Geometra e di Grafica Pubblicitaria e Fotografia e laurea triennale del corso di Graphic Design presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli.
Free-lance negli anni ’90 per i principali quotidiani nazionali per lo spettacolo e poi per l’editoria di viaggi e turismo.
Suoi sono i concept, la creazione e la stesura dei contenuti di Artisti Utili e Photo Polis.
Scrive di critica fotografica su riviste cartacee e online.
Dal 2000 inizia la sua ricerca Impossible Naples che solo da alcuni anni ha iniziato a mostrare in pubblico.

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