Sources of Vision – Marta Viola

Sources of Vision – a cura di Diego Cicionesi

Quale romanzo, opera letteraria, cinematografica o musicale hanno inciso profondamente sulla tua identità, pensiero e visione del mondo?

Nella lettura, soprattutto, mi sono accorta di trovare spunti significativi per quello che volevo rappresentare fotograficamente. Forse perché leggendo ero libera di creare immagini secondo la mia fantasia. Un testo che è stato sicuramente importante è stato “Cecità” di José Saramago. Qui mi sono “ritrovata”, nel senso di riuscire a dar voce a sensazioni, pensieri e stati d’animo.

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La vista viene analizzata in tutte le sue funzioni, vitali e sociali, e le conseguenze della mancanza di essa determinano gravi sconvolgimenti negli equilibri tra le persone. L’immagine si presenta come un fondamento imprescindibile del mondo così come è costruito e vissuto. Mi si è palesata tutta la potenza insita nella capacità dell’atto osservativo, dalle necessità quotidiane e quelle più profonde di attribuzione di significato.

Quale specifico passaggio, testo o brano musicale ti hanno cambiato e ispirato?

“Con l’andar del tempo, più le attività di convivenza e gli scambi genetici, abbiamo finito col ficcare la coscienza nel colore del sangue e nel sale delle lacrime, e, come se non bastasse, degli occhi abbiamo fatto una sorta di specchi rivolti all’interno, con il risultato che, spesso, ci mostrano senza riserva ciò che stavamo cercando di negare con la bocca.”

“[…] serenamente desiderò di essere cieca anche lei, di attraversare la pellicola invisibile delle cose e passare al loro interno, verso la propria folgorante e irrimediabile cecità.” “Per la prima volta da quando era entrata qui dentro, la moglie del medico si sentì come se, a un microscopio, stesse osservando il comportamento di certi esseri che non potevano neanche sospettare la sua presenza, e questo le parve improvvisamente indegno, osceno, Non ho il diritto di guardare se gli altri non possono guardare me, pensò.”

“Cecità” di Josè Saramago

In che modo hanno inciso, da lì in poi, nel tuo lavoro di fotografo?

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Ho sempre apprezzato un approccio delicato quando c’è l’utilizzo del mezzo fotografico, perché sono consapevole del potere della realtà ritagliata e inserita in una narrazione visiva. Il rispetto di ciò che sto fotografando viene prima della mia necessità di raccontarlo. Cerco di capire come mi sento di fronte a ciò che mi interessa, prima di passare all’atto pratico. Come se volessi darmi il tempo di osservare, registrare, interiorizzare, per poi procedere. Fatico a fotografare le persone anche per questo, perché ho bisogno di tempo per trovare una sorta di armonia. Con l’ambiente, spesso soggetto delle mie fotografie, posso assaporare liberamente l’atmosfera e il clima emotivo che mi trasmette. Mi piace entrare dentro ciò che vedo e concentrarmi sui dettagli, spesso mi attraggono scene non comunemente degne di nota. Per me lo sono proprio per questo. Nell’immagine che realizzo alla fine, cerco di restituire quello che ho provato.

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Marta Viola nasce in Abruzzo nel 1986. Studia psicologia a Padova e fotografia a Milano. I suoi progetti sono focalizzati sull’interazione uomo-ambiente, lavora con cooperative sociali e associazioni. Collabora con le riviste D’Abruzzo-Edizioni Menabò e Mezzocielo. Co-fondatrice di un’agenzia creativa, lavora anche nel mondo della comunicazione. Nel 2018 pubblica il suo libro Sangue bianco Ed. Seipersei che racconta la sua esperienza con la leucemia attraverso immagini e testo.

 

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