Sources of Vision – Roberta Baldaro

Sources of Vision – a cura di Diego Cicionesi

Quale romanzo, opera letteraria, cinematografica o musicale hanno inciso profondamente sulla tua identità, pensiero e visione del mondo?
Il mio lavoro nasce multidisciplinare, perché è frutto dalla fusione di fotografia e disegno a matita.
Certamente la poesia, scrittura concisa seppur densa, mi ha insegnato a limitare gli elementi dentro l’inquadratura, educandomi all’asciuttezza e all’evocazione. Emily Dickinson, tra i poeti, è stata forse la più efficace: L’acqua è insegnata dalla sete./La terra, dagli oceani traversati./La gioia, dal dolore./La pace, dai racconti di battaglia./L’amore da un’impronta di memoria./Gli uccelli, dalla neve (poesia “135”).
Altre evocazioni, quelle di Louis-Ferdinand Céline, che con i suoi deliri, le ossessioni e la profonda solitudine è quanto di più stimolante abbia mai letto, impossibile riassumerne la potenza visiva, ma queste poche righe possono rendere l’idea: quel che interessa in un quadro viene collocato sullo sfondo, nell’inafferrabile, là dove si rifugia la menzogna, questo sogno colto sul fatto, unico amore degli uomini (“Viaggio al termine della notte”).

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Quale specifico passaggio, testo o brano musicale ti hanno cambiato e ispirato?
Da anni la musica scandisce i ritmi del mio lavoro (soprattutto la fase del disegno), spesso contribuendo alla costruzione stessa della narrazione fotografica.
A Piero Ciampi (al quale ho dedicato la serie “Acquoso”) devo alcuni degli spunti più corrispondenti alla mia metodologia di lavoro. In particolare penso al brano in cui, il cantautore livornese, chiede il sostegno di un merlo per comporre, lasciandosi così guidare da stimoli inaspettati: (…) Tu, merlo, cantami una canzone/da portare all’editore/perché sono senza una lira (“Il merlo”).
Ed è sempre Ciampi a ricordarmi di quanti slanci disparati sia fatto ogni singolo progetto: (un artista) se incontra un disperato/non chiede spiegazioni,/divide la sua cena/con pittori ciechi, musicisti sordi,/giocatori sfortunati, scrittori monchi (“Ha tutte le carte in regola”).

In che modo hanno inciso, da lì in poi, nel tuo lavoro di fotografo?
Poesia, letteratura e musica, influiscono sul mio lavoro, così come molto cinema. Ma è forse ad un regista in particolare che penso quando ho in mente un nuovo progetto: Peter Greenaway. Intendiamoci, il suo lavoro è diametralmente opposto al mio, non è fonte d’ispirazione, né per scelte formali, né tantomeno per tematiche. Eppure, due aspetti mi avvicinano a Greenaway: il rigore e l’inganno. Il rigore ossessivo nel metodo di ricerca e costruzione del lavoro e l’inganno dichiarato nel suo fare cinema, che non finge mai il reale ma è quel che è: un’illusione.
La disciplina permette al regista di film come “Lo zoo di venere” o “Il ventre dell’architetto”, di orchestrare tutti gli elementi di un film (storia, scena, azioni, parole, musica) in un meccanismo perfetto, ineccepibile, che rende plausibile anche la più assurda bugia.
Il mio lavoro è un ordinato tumulto, fotografia e disegno: un inciampo dello sguardo disciplinato dalla mano.

Roberta Baldaro (Catania 1975) vive a Cesena dal 2009. Tra le recenti esposizioni si segnalano il Festival Fotografico Europeo, Castellanza (VA), “I sensi del Mediterraneo” Hangar Bicocca di Milano, “Video.it” alla Fondazione Merz di Torino, “Festival Internazionale del Videoracconto” alla Fondazione Pistoletto, “Milano in digitale” (menzione speciale) alla Fabbrica del Vapore Milano e le personali “Tramare” da Wundergraphik, Forlì e “Posto nuovo”, Collegate di Fotografia Europea, Reggio Emilia.

Roberta Baldaro - Ddomicilio 7 Roberta Baldaro - Volano 5

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