Sources of Vision – Roberto Del Bianco

 

Sources of Vision
A cura di Diego Cicionesi


Quale romanzo, opera letteraria, cinematografica o musicale hanno inciso profondamente sulla tua identità, pensiero e visione del mondo?

Sicuramente per quanto riguarda le opere letterarie sono stato influenzato da Italo Calvino. La sua scrittura ha la capacità di raccontare tutto nel minimo dettaglio, di sviscerare ogni aspetto possibile, e di far emergere il fatto che esistono, per lo stesso evento, diverse realtà tutte ugualmente vere. Cito come più importante per me la raccolta di novelle ‘Gli amori difficili’, tra cui è presente anche il racconto, che consiglio di leggere, ‘L’avventura di un fotografo’.

Cinematograficamente direi i film di Kubrick. Rimango catturato dalle storie: penso ad esempio all’evoluzione umana raccontata in ‘2001: Odissea nello spazio’, oppure dal rapporto umano in ‘Eyes Wide Shut’.  Ma anche dall’armonia delle scene.
Trovo la fotografia dei suoi film molto vicina al mio vedere: simmetria, equilibrio, colori, calma.

Musicalmente i Pink Floyd sono miei fortissimi influenzatori.  Artisticamente li reputo “la nuova musica classica”, nel senso che le loro opere per come sono state concepite hanno la capacità di superare il concetto di tempo e di vecchiaia.
Inoltre trattano temi socialmente rilevanti e sempre attuali come la guerra, la depressione, il potere.
E lo fanno con i testi, la musica, il supporto di foto (le loro copertine) e video installazioni proiettate durante i concerti.
Album quali ‘The Dark Side of the Moon’, ‘Animals’ e ‘The Wall’ sono opere in cui mi addentro, mi immergo, mi immedesimo.
Sulle quali rifletto e che uso per isolarmi e pensare.

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Quale specifico passaggio, testo o brano musicale ti hanno cambiato e ispirato?

Tanti sono i passaggi che mi hanno cambiato o ispirato.
Di Calvino sceglierei: “La perfezione non si produce che accessoriamente e per caso; quindi non merita interesse alcuno, la natura vera delle cose rivelandosi solo nello sfacelo”.
Si tratta del libro ‘Se una notte d’inverno un viaggiatore’, e questo passaggio mi ha ispirato a non considerare la perfezione come un punto a cui tendere, ma invece a navigare nell’imperfetto dove risiede la vera verità.  Ciò significa anche che la perfezione tecnica, come ad esempio usare l’attrezzatura più all’avanguardia possibile, è inutile se riferita a se stessa: diventa un mero esercizio di stile.

Di Kubrick invece: “Nessun sogno è mai soltanto sogno”, tratto dal film ‘Eyes Wide Shut’.  Il desiderio, la realtà diversa, la nostra mente che durante il sogno rielabora gli eventi, li riadatta, li modifica, ne genera di nuovi.  Non è solo fantasia, c’è qualcosa di più profondo, un desiderio reale che emerge, una volontà.  La nostra parte irrazionale, inconscia, c’è, è viva, si manifesta, ci parla e ci ricorda che noi siamo anche lei.
Dei Pink Floyd faccio mio: “I’ll see you on the dark side of the moon” (ti vedrò sul lato oscuro della luna), del brano “Brain Damage”.
Noi siamo unici, non conformabili, e per quanto cerchiamo di uniformarci a qualche canone avremo sempre un nostro lato nascosto, non visibile, ma presente, che fa parte di noi e che vive e si manifesta inevitabilmente nel nostro lato visibile.

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In che modo hanno inciso, da lì in poi, nel tuo lavoro di fotografo?

Ciò che ho appreso da Calvino, Kubrick e dai Pink Floyd tocca ogni aspetto di me, non solo la fotografia.
Mi hanno accompagnato nel mio percorso di vita, e lo fanno ancora, e credo sia anche merito loro se poi è nata l’esigenza di esprimermi fotografando. La tensione positiva che hanno generato ad un certo punto si è voluta materializzare, uscire, rendersi evidente. Quando fotografo mi pongo pochi e basilari obiettivi che si riassumono nel mio motto: “Il mezzo non è importante, ciò che vedo sì”. E nel mio fotografare mi rendo conto che c’è il modo di raccontare di Calvino con la sua ricchezza di dettagli, la simmetria e la quiete di Kubrick, così come l’esigenza di vedere il lato oscuro cantato dai Pink Floyd.

Come esempio del mio lavoro, che riflette perciò quanto scritto, porto il progetto “E’ il mare”.
Sono nato e ho sempre vissuto in una città turistica di mare, dove in estate la spiaggia è affollata di vacanzieri e basta uscire di casa per sentirsi subito in vacanza.  Io che vivo dodici mesi l’anno al mare mi sono chiesto: che cosa è il mare fuori stagione?
Cosa vedrebbe un turista durante i mesi non estivi passeggiando sull’arenile, facendo la stessa camminata che fa in estate in costume sotto il sole?  Quel mare così intensamente vissuto e ambito da turisti, che sensazioni trasmette fuori stagione?
Qual è la sua anima, il suo aspetto nascosto e così poco conosciuto?
A queste domande ho risposto documentando a mio modo Rimini fuori stagione, raccontando con queste foto la parte della città turistica balneare al di fuori della stagione estiva.

 

RDB 4ROBERTO DEL BIANCO  Nato a Pesaro nel 1974. La madre ha lavorato per anni in uno studio fotografico trasmettendogli fin da piccolo il piacere della fotografia. Da allora ha coltivato la passione per la fotografia, prima con l’analogico, sia bianco e nero che a colori, poi con il digitale. Nel 2012 decide di dedicare più tempo e costanza allo studio ed alla pratica fotografica, partecipando a corsi base ed avanzati, tra cui ‘Seeing Through Photographs’ del MoMA, ‘Fotografia creativa’ come allievo di Franco Fontana, fotografia istantanea con Maria Vodarich, e sviluppando alcuni progetti presentati in concorsi Italiani ed internazionali ricevendo riconoscimenti, tra i quali International Photographer of the Year, Siena International Photo Awards, Urban Photo Awards, e Fotografia Europea.
Appassionato di sport, nonché praticante maratoneta, si cimenta assiduamente nella fotografia sportiva specializzandosi nel triathlon e costruendo un proprio stile ed una propria narrazione che vadano oltre il semplice scatto sportivo da copertina. Il suo credo è “il mezzo non è importante, ciò che vedo sì”.

 

 

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