Just Another Gender Theory

A cura di Tina Miglietta.

L’opera fotografica che questa volta abbiamo voluto approfondire ha come titolo ‘’Just Another Gender Theory’’ ed è stata realizzata dal giovane fotografo Filippo Romanelli ed edita da Crowdbooks.

È interessante osservare la quarta di copertina che rappresenta in modo significativo ciò che l’opera vuole trasmettere al lettore: in essa è raffigurato il cubo di Necker che rappresenta il modo in cui , sia il cervello che la società, definiscono il ‘’genere’’. Esistono solo due possibilità che si alternano : concavo o convesso per il cubo, femmina o maschio per il genere. Due opzioni che non possono sovrapporsi, che devono per forza essere o l’una o l’altra, una visione duale imposta dalla società. Il pensiero umano viene così costretto e obbligato ad una scelta netta e categorica, senza possibilità di sfumature, senza una via di mezzo. Filippo vuole farci riflettere su questi “paletti” posti dalla società ed indicarci una forma di pensiero molto più libera e fluida. Con grande determinazione ha dato voce a coloro che non vogliono sentirsi ingabbiati nella stretta e rigida definizione di genere che la società ha costruito, a coloro che ritengono che il loro genere biologico non possa descriverli e che sentono di appartenere ad una delle innumerevoli sfumature di genere comprese tra il polo ‘’femmina’’ e il polo ‘’maschio’’. In questo libro fotografico l’autore fa incontrare l’immaginario da lui costruito con sei testimonianze reali: sono le storie vere di un ipersessuale (si parla quindi di “fluidità” di genere sia mentale che fisica), di un transessuale che ha effettuato la transizione da femmina a maschio, ma che precedentemente aveva dato alla luce due figli, di una famiglia omogenitoriale formata da due madri, di una ex drag queen di punta di uno dei locali più noti fiorentini, di un attore e performer brasiliano, di un ragazzo omosessuale con il quale ha approfondito anche il tema del “gioco” e di quanto i ruoli di genere siano socialmente costruiti. Storie che, ad una prima lettura, potrebbero apparire lontane dalla normalità a cui siamo abituati. In realtà tale “normalità” dipende solo dal punto da cui la si osserva e queste persone possiedono la loro normalità, senza la quale non potrebbero essere loro stesse.

Il lavoro di costruzione fotografica del libro è durato un anno e mezzo esclusa la parte editoriale ed, essendo il discorso molto articolato, anche dal punto di vista tecnico sono stati usati vari generi fotografici: messa in scena, ritratto, still life, immagini di archivio. Oltre alle storie dei personaggi sopra menzionati e alle immagini, ci sono altri testi scritti dall’ autore stesso ed anche citazioni tratte da libri, canzoni e poesie che ripercorrono l’immaginario sul tema del ‘’genere’’. Un merito particolare va all’ editore Stefano Bianchi di Crowdbooks che ha collaborato anche nella scelta della copertina con l’intuizione di usare una carta cangiante con sfumature che cambia colorazione in base all’ inclinazione e alla luce, e si presta perciò all’ idea di genere come realtà fluida.

Il libro fotografico ‘’Just Another Gender Theory’’ è acquistabile on line sul sito di Crowdbooks ed anche su quello personale dell’autore, dove è possibile trovare anche notizie più approfondite sugli altri suoi progetti fotografici.

Tutto ciò è stato il tema della trasmissione radiofonica Parole di Luce del 2 maggio scorso, condotta da Sandro Bini e Martin Rance, a cura di Novaradio Città Futura e dell’Associazione Culturale Deaphoto.

Avevamo già dedicato all’autore e a questo suo progetto un articolo del febbraio dello scorso anno, consultabile tra le passate recensioni sul nostro sito di CLIC.HÉ.

 

Filippo Romanelli è un giovane fotografo originario del Cilento che ha lavorato per anni nel settore web tra Milano e l’Isola d’Elba. Successivamente si è trasferito a Firenze per completare il corso triennale di fotografia presso la Fondazione Studio Marangoni. Gli piace lavorare su simboli culturalmente definiti e in particolare sugli stereotipi. Il suo approccio fotografico cerca di lasciare un minimo di ambiguità tra realtà e finzione per alimentare il dialogo sottile che esiste sempre tra vero e falso.

Tina Miglietta nasce nel 1966 a Livorno. Ha vissuto in diverse parti d’Italia ed è tornata da poco nella sua città natale. È appassionata di fotografia come specchio per le emozioni intime e nascoste e come arte per dare ad esse nuovi colori e forme. Ricerca la naturalezza delle tinte che possano rasserenare e mettere a tacere i rumori della mente.

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