GABRIELE BASILICO. LA CITTÀ E IL TERRITORIO

A cura di Elisa Heusch.

L’Assessorato Istruzione e Cultura della Regione Autonoma Valle d’Aosta rende omaggio per la prima volta a Gabriele Basilico (Milano, 1944-2013) con una mostra al Museo Archeologico Regionale che indaga l’idea di progettualità dello sguardo del grande fotografo, da sempre interessato ai problemi dell’urbanistica e agli interventi dell’uomo sul paesaggio naturale. In mostra, dal 28 aprile al 23 settembre 2018, saranno presenti circa duecento fotografie, comprendenti anche una selezione di immagini inedite della Valle d’Aosta. L’Assessore all’Istruzione e Cultura, Emily Rini, si è dichiarata particolarmente lieta di presentare questa esposizione dedicata ad una figura di grande calibro nella fotografia contemporanea internazionale, che si è dedicato con attenzione anche al territorio della Valle D’Aosta.

La rassegna è a cura di Angela Madesani, con la collaborazione di Giovanna Calvenzi, dell’Archivio Gabriele Basilico, dell’Accademia di Architettura di Mendrisio/USI, del coordinamento generale di Raffaella Resch ed è prodotta da Scalpendi Editore. Gabriele Basilico, architetto di formazione, è conosciuto a livello internazionale per le sue fotografie dedicate all’architettura e ai paesaggi urbani postindustriali. La sua indagine va oltre i confini della pura fotografia documentaria, esplorando la forma e l’identità delle città. Questa mostra accosta tale produzione più nota al grande pubblico, alla fotografia paesaggistica. Protagonista è sia il paesaggio contemporaneo con le sue trasformazioni ad opera dell’uomo, sia il paesaggio naturale, con progetti realizzati in luoghi e in momenti diversi, che rivelano uno sguardo ancora più intimo di questo grande autore. La montagna è protagonista delle immagini che compongono il lavoro sulla Valle d’Aosta, realizzato nel 1991. «Basilico – spiega la curatrice Madesani – ha disegnato le strade d’accesso alla regione, attraverso trenta tappe. La finalità di questo lavoro così rigoroso è quella di rendere ancora più leggibile il territorio, per favorirne la conoscenza attraverso la complessità resa evidente dalla fotografia. Le strade, i ponti ed i percorsi alpini sono centrali in questo lavoro, in cui l’uomo è presenza invisibile».

Basilico è scomparso nel 2013, ma la sua fotografia è sempre attuale ed offre spunti di riflessione a chiunque si occupi non solo di fotografia, ma anche di architettura, urbanistica o paesaggio. Per questo motivo la Regione Valle D’Aosta ha voluto dare al pubblico l’opportunità di vedere la mostra per un periodo piuttosto lungo, di circa cinque mesi: da fine aprile a fine settembre 2018. L’itinerario espositivo, diviso per nuclei di ricerca e non strettamente cronologico, prende l’avvio da uno dei suoi lavori più noti, quei “Milano Ritratti di fabbriche” (1978-1980) che hanno segnato l’inizio delle sue indagini sulle città del mondo. Seguono immagini a colori inedite di Beirut ricostruita (2011) e di alcune metropoli del mondo (Shanghai, Rio, Istanbul, Mosca, tra le altre) e le trasformazioni del paesaggio contemporaneo con due serie di immagini dedicate alla montagna, in Valle d’Aosta e al passo del San Gottardo, in Svizzera. Novantasei foto provengono poi dal lavoro “Sezioni del paesaggio italiano”, compiuto in collaborazione con Stefano Boeri per la Biennale di Architettura di Venezia, nel 1996. Segue un’ampia indagine realizzata in collaborazione con l’architetto Luigi Snozzi in una cittadina svizzera, Monte Carasso (1996), oggi periferia di Bellinzona, che documenta la trasformazione della città grazie agli interventi operati dallo stesso Snozzi. Conclude l’itinerario una selezione di immagini di paesaggio, scattate in luoghi e occasioni diverse, tra le quali quelle commissionate dalla Mission Photographique de la DATAR (1984-1985) in Francia.  L’allestimento è accompagnato da alcuni video dedicati a Gabriele Basilico. Il catalogo, edito da Scalpendi, contiene testi di Angela Madesani, di Giovanna Calvenzi e di Daria Jorioz.

La mostra sarà inaugurata presso il Museo Archeologico Regionale di Aosta venerdì 18 aprile alle ore 18, e resterà aperta sino a domenica 23 settembre 2018, tutti i giorni con orario 9-19.

Gabriele Basilico nasce a Milano nel 1944. Dopo la laurea al Politecnico di Milano (1973) decide di dedicarsi alla fotografia e conferma la sua vocazione con il progetto del 1978-80 Milano. Ritratti di fabbriche (SugarCo, Milano, 1981), esposto al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano nel 1983. Nel 1984 il primo incarico pubblico internazionale: viene invitato a partecipare, unico italiano, alla missione fotografica indetta dalla Délégation à l’Aménagement du Territoire et à l’Action Régionale (DATAR), un progetto di documentazione sulle trasformazioni del paesaggio contemporaneo voluto dal governo francese, da cui nasce il progetto Bord de mer (AR-GE Kunst, Bolzano, 1990/Art&, Udine, 1992/Contrasto, Roma 2017). Nel 1991 partecipa, con un gruppo internazionale di fotografi, a una missione a Beirut, città devastata da quindici anni di guerra civile (Basilico Beyrouth/Basilico Beirut, La Chambre Claire, Parigi 1994/Art&, Udine 1994). Da allora Basilico partecipa a numerosissimi progetti di documentazione sul territorio, sulle città e su paesaggi antropizzati in Italia e all’estero, dai quali sono nate mostre e numerosissime pubblicazioni. Tra i suoi ultimi lavori ricordiamo l’indagine sul paesaggio urbano della capitale russa ripresa dalla sommità delle sette torri staliniane Mosca Verticale (Federico Motta Editore, Milano, 2008); e ancora gli importanti progetti su Istanbul (2010), Shanghai (2010), Beirut (2011), Rio de Janeiro (2011).  Nel 2012 partecipa alla XIII Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia con il progetto Common Pavilions, curato da Adele Re Rebaudengo e realizzato in collaborazione con Diener & Diener Architekten  (Scheidegger & Spiess, Zurigo, 2013). Gabriele Basilico muore a Milano il 13 febbraio 2013.

Elisa Heusch, nata e cresciuta a Livorno (classe 1981), ha conseguito la laurea in Scienze Giuridiche all’Università di Pisa e durante il percorso universitario ha cominciato ad appassionarsi all’arte fotografica. Dopo aver frequentato corsi di fotografia e postproduzione nella sua città, ha partecipato ad alcune esposizioni collettive, ma la svolta è arrivata con un’esperienza annuale come fotografa in strutture turistiche in Messico. Tornata in Italia si è diplomata presso la Scuola Internazionale di Fotografia APAB di Firenze, avvicinandosi maggiormente al ritratto ambientato, alla fotografia di matrimonio e ad aspetti dello still-life come la Food Photography. Fa parte dell’Associazione FotoClub Nove di Livorno (Circolo associato FIAF) da marzo 2013 ed è iscritta alla FIAF da gennaio 2014.

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