WHERE DOES THE WHITE GO

A cura di Tina Miglietta.

Where does the white go” è un libro fotografico autoprodotto da Piergiorgio Casotti e curato da Fiorenza Pinna. Ha una forte impronta neorealista e può essere definito come un censimento degli abitanti che ‘’resistono’’ nelle piccolissime comunità montane dell’Appennino reggiano e, al tempo stesso, è anche un viaggio personale e silenzioso dell’autore nelle sue montagne per rendere loro quell’ omaggio che meritano. Il progetto è nato casualmente in un momento di grande “vuoto creativo”, come lo ha definito l’autore, all’ indomani della pubblicazione della prima opera ambientata in Groenlandia “Sometimes I cannot smile”, al quale egli aveva dedicato cinque anni. ‘’Siccome la mia seconda casa è sull’ Appennino reggiano, camminando da solo per i sentieri, sono nati dentro di me pensieri di solitudine e di confronto tra la mia solitudine e quella della montagna e dei suoi abitanti’’, racconta Piergiorgio. Solitudine e silenzio positivo per l’autore, che può durare anche alcuni giorni e che è rigenerante; solitudine e silenzio triste e costretto, invece, per gli anziani del luogo. Il progetto è iniziato dalla voglia di censire le persone residenti nei paesini con meno di venti abitanti (tutti molto anziani), sull’alto crinale dell’Appennino reggiano, con l’ obiettivo di creare una specie di archivio futuro di quello che era, per dare immortalità a chi a breve non esisterà più. Questo aspetto documentario è stato fuso con grande equilibrio ad un aspetto più soggettivo, intimo e poetico, con immagini della natura che si alternano a quelle di costruzioni e architettura montana e a ritratti degli abitanti, più una parte importante dedicata alle storie di chi ancora sopravvive in queste lande solitarie. Il titolo è parte della frase di Shakespeare che recita ‘’dove va il bianco quando la neve si scioglie’’ ed è stato scelto per tradurre l’intima preoccupazione dell’autore: cosa succederà alla memoria di queste persone anziane, alle loro storie personali, alla storia della montagna, quando esse scompariranno ? Da qui nasce la necessità di tradurre in parole le loro storie tramandate negli anni e trasformate nel tempo in leggende mirabolanti. Storie che, una volta scritte, diverranno la nuova realtà per i posteri, anche se in verità sono tutte storie inventate sulla base di una verità che esiste all’ interno di quella storia. I testi sono stati scritti da Mario Vighi e Silvano Scaruffi, che hanno reinterpretato a modo loro le storie, con la visione personale di chi abita in pianura (il primo) e in montagna (il secondo). Lo stile pieno di poesia e di incanto si alterna e contrappone, così, a quello che mostra la realtà cruda e dura. La collaborazione con la curatrice Fiorenza Pinna, infine, ha permesso quel sano e costruttivo confronto che è durato diversi mesi, portando ad una stesura finale del libro molto più essenziale ed efficacie rispetto all’idea iniziale. Da sottolineare l’uso del digitale con contrasti molto bassi, con un bianco e nero morbido e mai estremo, modulato sui grigi per aderire al mood che l’autore voleva trasmettere e per offrire al lettore un’opera ‘’sussurrata’’, dando quasi la sensazione che le immagini fossero scattate in pellicola.

È possibile acquistare il libro e trovare informazioni relative agli ulteriori progetti ed attività dell’autore sul suo sito personale.

Tutto ciò è stato il tema della trasmissione radiofonica Parole di Luce del 21 marzo scorso, condotta da Sandro Bini e Martin Rance, a cura di Novaradio Città Futura e dell’Associazione Culturale Deaphoto.

Piergiorgio Casotti nasce a Reggio Emilia nel 1972 e si laurea in Economia e Commercio all’ Università di Parma.  È stato sempre attratto dalle dinamiche dei bisogni umani e da quando ha scoperto la fotografia ha trovato in essa lo strumento che gli permette sia di esplorare il mondo che se stesso, in un collegamento indissolubile . Nel 2004 si iscrive al Pratt Institute di New York. Inizialmente dedito alla fotografia di moda, si volge poi interamente alla fotografia documentaria. Così ha cominciato a esplorare persone e luoghi. Dal 2010 ha affiancato alla fotografia l’uso del video-documentario. Ciò che fotografa ha sempre a che fare con se stesso, con la propria intimità. Ama raccontare storie, stati mentali ed esperienze che esulano dagli standard normali e, attraverso il linguaggio fotografico, riesce ad andare oltre alla superficie delle cose, andando alla ricerca di ciò che l’occhio spesso non riesce a vedere.

Tina Miglietta nasce nel 1966 a Livorno. Ha vissuto in diverse parti d’Italia ed è tornata da poco nella sua città natale. È appassionata di fotografia come specchio per le emozioni intime e nascoste e come arte per dare ad esse nuovi colori e forme. Ricerca la naturalezza delle tinte che possano rasserenare e mettere a tacere i rumori della mente.

 

 

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