Michele Borzoni – New Documentary Photography

A cura di Diego Cicionesi

Il tema centrale dell’incontro, svoltosi nel contesto del Caffè letterario delle Murate domenica 14 gennaio, aveva lo scopo di approfondire la direzione futura della fotografia documentaria oggi, al tempo del web e della velocità di lettura delle immagini oramai ridotta a frazioni di secondo. Protagonista dell’evento Michele Borzoni, eminente fotografo del panorama internazionale, vincitore – tra l’altro – del Word Press Photo 2010

Con la crisi editoriale e la cessazione della pubblicazione di molte riviste cartacee, è venuto a mancare il committente principale, rappresentato dai giornali e ogni fotografo si è trovato a reperire risorse direttamente e personalmente, con la possibilità però di essere più libero nelle proprie scelte, anche espressive.

Emerge quindi con forza la volontà, la capacità e la precisone di definire con particolare attenzione progetti necessariamente articolati e convincenti che siano capaci di attrarre qualcuno disposto a supportarli e diffonderli.

Si è persa nel tempo la necessità di documentare con la pretesa di rappresentare il vero, svincolando – forse – il fotografo al rispetto di regole etiche ed estetiche rigorose. Oggi questo maggior spazio concesso, seppur in un mercato sempre più complesso e concentrato, permette di sperimentare nuovi linguaggi e grammatiche – spesso contaminati da altri generi fotografici.

Volendo semplificare e schematizzare le attuali principali tendenze, si può far riferimento al filone nord europeo, maggiormente contaminato da meccanismi di catalogazione e tendenzialmente più concettuale e distaccato, ispirato anche dal filone seriale della fotografia scientifica, rispetto a quello più tradizionale americano, che continua ancora – forse in modo sempre meno credibile – a voler rappresentare il vero e la realtà.

Parlando di generi e linguaggi nuovi applicati alla fotografia, si è decisamene entrai poi nel dettaglio del lavoro più recente e rappresentativo dell’autore, un opera che racconta in 9 capitoli la crisi del lavoro in Italia, analizzato attraverso differenti temi e punti di vista. Un progetto che nasce da un’idea specifica dell’autore, che ha prodotto una prima parte dimostrativa per poi raccogliere consensi e risorse, utili a finanziare gradualmente tutte le altre parti.

Stiamo parlando di WORKFORCE, progetto di lungo periodo di Michele Borzoni, partito dall’analisi dei dati statistici ISTAT, rappresentazione numerica della crisi italiana.
Il progetto e l’idea di fondo è stata quella di voler dar visibilità a queste situazioni che fino a quel momento non ne avevano ricevuta.

Si parla in questo progetto di palazzetti trasformati in aule per concorsi, di laboratori precari di fabbriche-dormitorio dell’hinterland di Prato, di picchetti sindacali nelle zone del centro di Firenze, alle foto di piccole aziende con il personale schierato come un team sportivo alla foto ufficiale di precampionato, testimoni di iniziative in cui i dipendenti – al momento della crisi – hanno saputo rilevare l’attività e gestirla in una cooperazione solidale, fino alle immense e spersonalizzanti strutture logistiche dei colossi della logistica a i freddi luoghi dei call center.

Un’ambientazione asettica e pragmatica che amplifica la desolazione di un mondo in crisi, in cui tutti ci riconosciamo nostro malgrado e che denuncia la perdita assoluta di riferimenti in termini di valori e fiducia per il futuro.

Uno sguardo apparentemente neutro che in realtà evidenzia in maniera documentaria un’idea forte e una visiona precisa su quello che oggi sta capitando e minando le forme tradizionali di impiego e di occupazione.

L’evento ha saputo far soffermare tutto il pubblico sull’esigenza di recuperare – attraverso i contenuti, le idee e la progettualità – il ruolo della fotografia, in particolare quando le immagini sono “pianificate” per rimanere e quindi studiate, vissute, sentite affinchè sappiano superare l’esasperazione dell’usa e getta a cui oggi i meccanismi social e digitali ci hanno abituato.

Uno spazio dell’incontro è stato anche utilizzato per parlare dell’esperienza del collettivo Terra Project di cui Michele Borzoni fa parte.

Il collettivo nasce diversi anni fa per volontà di 4 fotografi, cresciuti professionalmente e umanamente nel corso del tempo, con la precisa volontà di portare a compimento progetti collettivi su tematiche uniche e condivise, attraverso un prodotto unico, dove le foto sono il risultato indistinto e anonimo (i fotografi non firmano le loro opere singolarmente) del lavoro di condivisione del gruppo.

Che tipo di vantaggio e prospettiva ha portato il lavoro del collettivo? Anche in questo caso il ruolo si è inserito nella crisi delle organizzazioni tradizionali che si occupavano di fotografia, con particolare riferimento alle agenzie.

L’avvento del digitale ha semplificato la gestione degli archivi e ha reso molto meno utile il compito di queste unità che gradualmente, sono state sostituite da organizzazioni diverse, come i collettivi.

Questi nuclei hanno permesso agli autori componenti di rappresentarsi con più forza e incisività in autonomia.

Se possibile, volendo trovare una sintesi e una linea al prezioso contributo dell’incontro, si puo’ sottolineare un messaggio di positività per il futuro della fotografia documentaria, rappresentazione dell’esigenza di indagare, illuminare e far riflette in ambiti dove a volte non si pone adeguata e sufficiente attenzione.

Alle formule tradizionali, si stanno sostituendo meccanismi e organizzazioni nuove, che rafforzano la fase progettuale, elemento determinante per la riuscita, visibilità e commercializzazione del lavoro e la fase di confronto, editing e realizzazione che – in questo caso specifico – ha trovato nell’attività solidale del collettivo un veicolo di grande efficacia e incisività.

Nel calendario delle attività Deaphoto “Un tè coi fotografi” ricordiamo il prossimo appuntamento Domenica 18 febbraio (ore 17) ospite Alessandro Pagni sul tema “Scrivere di Fotografia”.

Diego Cicionesi

Innamorato da sempre della fotografia, ho ripreso dopo una lunga inattività con un nuovo e totale approccio al mondo digitale. Sono nello Staff dell’Associazione Deaphoto, tutor per gli studenti dei corsi di Progettazione. Sono Responsabile Recensioni ed Eventi di Clic-he. Individualmente studio i paesaggi urbani con predilezione per la foto di strada e la vita in periferia, in una scelta compositiva geometrica e tendenzialmente minimalista. Sono attratto dalle reciproche relazioni tra fotografia e psicologia e studio l’interazione tra soggettività, interiorità e elementi architettonici. Vivo con curiosità e un po’ di caos tutte le cose della mia vita, integrando il medium visivo con letture di ogni genere e musica.

L’essenza del mio vivere si concretizza nei viaggi, di qualsiasi durata e distanza.

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