EMERSIONI

A cura di Diego Cicionesi e Teodora Malavenda

Due sono gli aspetti e le parole su cui mi sono soffermato, sia mentre percorrevo le sale della mostra sia nel rielaborare mentalmente immagini ed emozioni che avevo vissuto: “viaggio” ed “emergenza”.
Il primo, forse in maniera quasi ovvia come atto vitale di ognuno che decide di intraprendere una nuova esperienza e di mettersi in cammino verso una meta, più o meno definita e consapevole, senza voler dimenticare né marginalizzare ciò che si incontra (dentro e fuori noi stessi) nelle tappe del percorso.
Un viaggio che assume dimensioni molteplici anche all’interno dello stesso autore/attore.
La prima nel momento in cui si fa, si scatta o si assembla il materiale, quando lo scopriamo lentamente come utile a rappresentare quel sentiero.

Un’altra quando si ripercorre – attraverso le immagini –  confrontandolo a distanza di tempo con le nostre memorie e con la nostra sfera inconsapevole.
È in questa duplice fase che si rileva spesso la “necessità” dell’esternare.
Da qui la seconda parola, “emergenza”, sia nella sua accezione che reclama l’urgenza, la necessità di agire, di fare, di estrarre quel qualcosa che foto, oggetti e immagini ci hanno permesso di ricomporre, così come nella sua capacità di saper tirar fuori, proprio da una dimensione di viaggio, elementi del nostro io e della nostra area emotiva, non rivelate fino a quel momento.
“La mostra di Livorno ci fa dono di questo e ci sottopone anche come viaggiatori/ospiti a riflettere e a trovare in quelle immagini esterne il nostro personale percorso, ricomponendolo secondo i nostri filtri culturali e esperienziali.
Bello trovare nei progetti di questi autori la voglia di sperimentare e di raccontare in modo anche non convenzionale le loro forti esperienze, con assenza totale della paura di mettersi in gioco, ancora una volta di più con la consapevolezza di come la fotografia sia un medium comunicativo che ci permette di ricomporre e ricostruire esperienze e narrazioni altrui, dentro un nuovo ambito individuale e personale.
La mostra rimarrà aperta presso la Fortezza Nuova a Livorno (Sala degli Archi) fino al 23 luglio.

Importante sottolineare la qualità e la perizia nella curatela della mostra a cura di Francesco Levy.

Diego Cicionesi

Di seguito l’introduzione al catalogo, realizzata da Teodora Malavenda che egregiamente introduce la sintesi dell’opera e i singoli progetti degli artisti.

L’atto del fotografare sottende un processo ideativo-creativo attraverso il quale si attribuisce struttura a pen­sieri che, mossi dalla curiosità e da un forte desiderio di scoperta, danno forma nuove storie da raccontare. E di storie Emersioni ne racconta ben otto, ognuna differente dall’altra, ognuna con le sue peculiarità e le sue suggestioni. Si tratta di una mostra collettiva che offre la possibilità di sperimentare nuove conoscenze o, laddove queste fossero già state consolidate, di reinterpretarle in modo inedito.
Le otto storie, singolarmente specifiche e complessivamente ben assortite, divengono il pretesto per la narrazione di un lungo viaggio. Un viaggio articolato in pause e tappe intermedie dove ad attendere il viaggiatore ci sarà ogni volta una guida d’eccezione, il fotografo, che lo accompagnerà nel proprio territorio d’appartenenza.
Quello proposto da Emersioni è un tragitto emozionale in cui le coordinate geografiche e temporali, pur es­sendo immediatamente rintracciabili, si liberano del loro significato consueto e assoluto. Così l’esploratore potrà decidere in autonomia, su spinte impressionistiche individuali e relative, come comporre e scomporre la trama in base al proprio bagaglio e alla propria soglia percettiva.
Arianna Angeloni ci guida in uno scenario lunare, tra il surreale e il mistico, in cui è possibile ravvisare quelle certezze che sulla terra sembrano non trovare più terreno fertile.
Umberto Coa ci porta vicino Caltanissetta, nel piccolo centro di Sutera, dove l’atmosfera sospesa, quasi immobile, diventa pretesto per una riflessione profonda e personale sul senso di appartenenza ad un luogo.
Chiara Cunzolo dall’entroterra siciliano ci conduce sulla costa: non su una costa particolare ma su tutte quelle coste da cui è possibile scorgere il mare, elemento perpetuo a cui ci si lega per tutta la vita senza mai concedersi la possibilità di guardare altrove.
Il collettivo Duae racconta ancora il mare, il Mediterraneo. Un’avventura lungo lo stretto di Gibilterra, alla ricerca delle Colonne d’Ercole. Un viaggio nel mito dove la meta da raggiungere sembra essere rappresen­tata da ciò che per il mondo occidentale – ormai da millenni – simboleggia la linea di demarcazione tra noto e sconosciuto.
Ana Lia Orezzoli ci porta in Perù. Un viaggio lungo, lento e affascinante; ricco di ricostruzioni e ipotesi. Un viaggio nella memoria familiare alla ricerca di elementi del passato necessari per interpretare meglio il nos­tro presente.
Nicolò Panzeri e Pietro Viti, durante questo percorso di bellezza e stupore, si spostano su un terreno ac­cidentato. È sull’Europa che sono puntati i riflettori. E mentre il primo ci porta nei luoghi più contaminati del centro e nord Italia, il secondo dimostra come il 44 % delle emissioni mondiali di CO2 provengano dalla combustione del carbone. Due riflessioni sull’ambiente e su come l’industria abbia ostacolato nei decenni il suo naturale decorso.
Giovanni Pietracaprina, servendosi dell’immagine del ponte, affronta il tema del suicidio. Il ponte diventa qui metafora del passaggio dalla vita materiale a quella spirituale. L’ultimo tratto di strada da percorrere prima di liberarsi definitivamente dalle costrizioni che la vita impone. Il ponte come luogo estremo in cui riappropriasi o perdere definitivamente la propria libertà.
Sono questi gli otto racconti di Emersioni. Otto punti su una carta che compongono un itinerario in cui è pos­sibile ritrovare pezzi di noi stessi. La sensibilità del singolo viaggiatore si confronta con quella del fotografo-guida in un flusso continuo di domande a cui si prova a dare risposte. E non è rilevante il fatto che queste risposte possano essere giuste o sbagliate se è vero che, oltre le facili soluzioni preconfezionate, tutto si fa sfumato e relativo anche se assolutamente concreto. Mai aleatorio“.

Teodora Malavenda

CREDITI : Fotografie di Arianna Angeloni, Nicolò Panzeri, Pietro Viti e Umberto Coa

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