Bill Viola

A cura di Diego Cicionesi

Palazzo Strozzi ospita a Firenze fino al 23 luglio una grande mostra che celebra Bill Viola, indiscussa icona della video arte contemporanea. Il percorso espositivo unitario, riallinea le determinanti esperienze di vita dell’autore e le collega alla sua opera e alla sua poetica.

Il valore sta innanzi tutto nell’aver saputo essere un antesignano della definizione di un’arte legata al video d’autore. In epoca “digitale” è probabile e possibile che la produzione originaria di Bill Viola sia letta in modo non adeguato e riduttivo.
Non va dimenticato quello che lui seppe fare con mezzi tecnici molto diversi da quanto offerto oggi. Soprattutto non va mai dimenticata l’intuizione di come il video potesse essere uno strumento per indagare l’umanità, attraverso le persone, i loro corpi, i loro gesti e movimenti, i loro volti, protagonisti del rapporto di interazione con le forze primordiali e opposte della natura stessa.
Le peculiarità sono quelle di aver saputo trasformare e trasfigurare celebri opere classiche, influenzato dalla sua educazione classica in quel di Firenze, esperienza forte e definitiva, che seppe formarlo in un periodo di grandi trasformazioni politiche, culturali e artistiche.
Lo stupore per un’arte vissuta nel quotidiano, la consapevolezza che “i musei sono fatti per l’arte e non il viceversa”, alimentarono le sue visioni estatiche nel diretto contatto con l’arte del passato che scoprì essere sempre e ancora tremendamente attuale.
“Probabilmente ebbi allora le mie prime esperienze inconsce di un’arte collegata al corpo, poiché molte delle opere di quel periodo, dalle grandi sculture pubbliche ai dipinti incorporati nelle architetture delle chiese, non sono che una forma di installazione: un’esperienza fisica, spaziale, da consumare interamente”.
Una rivisitazione in chiave estetica che integra con le componenti primarie della materia: fuoco, terra, aria e in particolare l’acqua, elemento ricorrente nella sua opera legato alle sue esperienze infantili. La permanenza sott’acqua, incidentale durante una festa, lo condizionò nel perenne ricordo della beatitudine di quel permanere in quell’ambiente protetto e suggestivo, contrapposto allo spavento e al dramma vissuto negli attimi di quell’incidente.
L’acqua, in contrapposizione con il fuoco è sempre stato un elemento dirompente nelle sue opere, funzionale a sollecitare una riflessione sul senso di trascendenza e sul passaggio tra vita terrena e ultraterrena, descritto sempre con un senso di mistero ma senza una particolare angoscia. Elemento che concede e toglie la vita.

Vita come momento di sospensione tra nascita e morte. Acqua e fuoco come elementi di annientamento del corpo in un passaggio ultraterreno e un rientro verso lo spirito che lo ha generato.

Diego Cicionesi

Innamorato da sempre della fotografia, ho ripreso dopo una lunga inattività con un nuovo e totale approccio al mondo digitale. Sono nello Staff dell’Associazione Deaphoto, tutor per gli studenti dei corsi di Progettazione. Sono Responsabile Recensioni ed Eventi di Clic-he.
Individualmente studio i paesaggi urbani con predilezione per la foto di strada e la vita in periferia, in una scelta compositiva geometrica e tendenzialmente minimalista. Sono attratto dalle reciproche relazioni tra fotografia e psicologia e studio l’interazione tra soggettività, interiorità e elementi architettonici. Vivo con curiosità e un po’ di caos tutte le cose della mia vita, integrando il medium visivo con letture di ogni genere e musica.
L’essenza del mio vivere si concretizza nei viaggi, di qualsiasi durata e distanza.

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