“Harraga” di Giulio Piscitelli: una mappa fotografica dei migranti

A cura di Davide Tatti

L’intenzione di realizzare un progetto a lungo termine, dal 2010 al 2015, è stata una delle motivazioni che ha spinto Giulio Piscitelli, fotoreporter di Contrasto, a seguire le rotte dei migranti; come ha spiegato lui stesso insieme alla curatrice Giulia Tornari, durante la presentazione del libro fotografico Harraga¹ e della mostra omonima, tenutasi presso Forma Meravigli a Milano il 23 febbraio scorso. Il lavoro del fotografo si differenzia quando si affrontano le richieste di “news”, rispetto ad una necessità di scandagliare in modo approfondito l’argomento; in quest’ultimo caso il presupposto non è solo trovarsi al momento opportuno nel luogo dell’evento, ma conosce chi si fotografa, stabilire con i migranti una capacità comunicativa. Gli “Harraga”, termine dialettale arabo, sono coloro che tentano di oltrepassare il confine per arrivare in Europa, Giulio Piscitelli ha voluto seguire le rotte dei migranti dai paesi africani di partenza, fino agli stanziamenti in Europa, per documentarne le molteplici azioni di sopravvivenza, senza pubblicare frammenti di particolare violenza, ma tasselli di un percorso complesso e sofferto. Piscitelli usa uno stile narrativo nitido, privo di elementi di contraddizione e caos, nelle sue fotografie tutto converge verso l’argomento; talvolta adopera immagini simboliche, come brandelli di indumenti e resti di oggetti personali abbandonati dai migranti durate l’attraversamento del Sahara, per poter meglio significare la reale precarietà, e l’alta probabilità di non sopravvivere.

Una parte del materiale fotografico confluito in “Harraga” ha ricevuto il primo posto nella tredicesima edizione del Premio Amilcare Ponchielli; il progetto ha trovato il favore di varie recensioni, come quella di Giovanna Calvenzi, sul Corriere della Sera che ha sottolineato come il libro e la mostra siano stati un modo per mettere ordine un progetto che continua nei prossimi viaggi con il supporto delle ONG. Su Repubblica invece Pietro Del Re, giornalista e inviato di guerra, parla delle forti motivazioni che portano i migranti ad allontanarsi dai paesi d’origine. Nell’intervista fatta da Francesca Lancini per Lifegate.it, emerge la possibilità di trovare una soluzione all’immigrazione clandestina, suggerita da Piscitelli: fornire documenti di viaggio ai migranti, per controllare il fenomeno e sottrarlo ai trafficati illegali.

Il libro fotografico segue un ordine geografico che traccia i percorsi dei migranti, nella stessa area vengono poi incluse immagine appartenenti a periodi differenti. La fotografia di Piscitelli può dirsi una mappa dell’immigrazione, che proviamo a ricostruire. I migranti africani per uscire dal continente seguono due rotte principali: quella occidentale che parte dall’Africa Subsahariana verso il Marocco, la Libia e la Tunisia; quella orientale dal Corno d’Africa verso Khartum, che si trova nel Sudan a ridosso del Nilo Bianco, in direzione dell’Egitto e della Libia: questa e la rotta più pericolosa per le maggiori probabilità di subire violenze. L’arrivo nei paesi da cui è possibile l’imbarco verso l’Europa è segnato dalla possibilità di essere trattenuti nelle carceri per persone senza documenti, come quello di Twaisha a Tripoli. Spesso i migranti soggiornano per periodi anche molto lunghi nei campi profughi, come quello di Choucha, costituito dall’UNHCR nel 2011 durante la guerra civile libica nella città di Ras Agedir, posta nella costa nord ovest della Libia al confine con la Tunisia. Altra meta è il confine con Melilla, enclave spagnola in Marocco, dove si tenta di scavalcare la rete di confine. Tra marzo e aprile del 2011 Giulio Piscitelli si unisce a un gruppo eterogeneo di migranti che da Zarzis, in Tunisia, attraversano il mediterraneo con un’imbarcazione gestita dai trafficanti illegali per approdare a Lampedusa. Da qui il percorso si sposta in Italia con le attività di soccorso in mare da parte della guardia di finanza, della guardia costiera e della marina miliare, a giugno 2015 e a luglio 2014; seguono le sepolture delle vittime naufragate a Lampedusa a ottobre 2013, il trasferimento dei migranti nei centri di prima accoglienza, come quello di Pozzallo. I migranti da identificare vengono portati presso CIE, centri di identificazione ed espulsione, dove secondo la legge italiana, sono trattenuti come “ospiti”, ma di fatto vige all’interno un regime carcerario: Piscitelli visita i CEI di Bari Palese, Roma Ponte Galeria, Torino Brunelleschi, con molte difficoltà per avere brevi contatti con gli “ospiti. La manovalanza dei migranti viene sfruttata in nero nella attività agricole della Calabria a Rosarno e in Campania a Castel Volturno, dove Piscitelli li incontra nel 2011 e 2013: alloggiano in tende improvvisate o abitazioni fatiscenti, senza elettricità e acqua potabile, privi di assistenza sanitaria. Centro europeo di raccolta dei migranti è il campo profughi abusivo di Calais, città all’estremo nord della Francia prospiciente allo stretto di Dover, punto strategico per attraversare il Canale Della Manica e arrivare in Inghilterra; Piscitelli lo documenta nel 2015 mostrando la rete di economia informale che si è costituita al suo interno. Altra tappa: le isole della Grecia, che sono il primo ponte per chi si imbarca dalla Turchia, Piscitelli copie due viaggi: a maggio 2013 e da agosto a dicembre del 2015; punti di approdo principali sono l’isola di Kos e di Lesbo con il centro di prima accoglienza Oxy dell’UNHCR. Le istituzioni greche accolgono solo profughi provenienti da paesi in guerra come Siria, Afghanistan, Iraq, gli altri vengono respinti. Il libro si conclude con un percorso fatto a tappe tra il 2013 e il 2015 in Serbia, Croazia, Ungheria e Bulgaria, dove le linee di frontiera sono altamente sorvegliate per l’affluenza massiccia dei migranti, a cui spesso viene offerto il viaggio di ritorno se accettano il rimpatrio. La fotografia di chiusura è emblematica: un rifugiato siriano si trova presso il centro di accoglienza del governo a Pastrogor in Bulgaria, è seduto dietro un muro di recinzione, oltre il quale si scorge un paesaggio con una bassa collina, che lui non può vedere; così come non vede la possibilità di trovare un nuovo paese dove gli siano riconosciuti i diritti civili.

¹ Giulio Piscitelli. Harraga, in viaggio bruciando le frontiere. A cura di Giulia Tornari. Contrasto, 2017.

Immagini

  1. Giulio Piscitelli. Un gruppo di profughi eritrei nel deserto del Sahara. Confine Tra Egitto Libia e Sudan. 05.2014. Agenzia Contrasto
  2. Giulio Piscitelli. Immigranti nel confine tra Marocco e Melilla. 08.2014. Agenzia Contrasto
  3. Giulio Piscitelli. Campo Profughi di Calais in Francia. 11.2015. Agenzia Contrasto
  4. Giulio Piscitelli. Röszke, Ungheria, immigranti arrivati dalla Serbia. 09.2015. Agenzia Contrasto
  5. Giulio Piscitelli. Identificazione dei migranti a Preševo in Serbia. 07.2015. Agenzia Contrasto.
  6. Giulio Piscitelli. Harraga. Mostra presso Forma Meravigli a Milano. 02.2017. Foto Davide Tatti
  7. Giulio Piscitelli. Harraga. Mostra presso Forma Meravigli a Milano. 02.2017. Foto Davide Tatti
  8. Giulio Piscitelli. Harraga. Deserto del Sahara. Edizioni Contrasto. 01.2017. Foto della pubblicazione di Davide Tatti
  9. Giulio Piscitelli. Harraga. Pastrogor, Bulgaria. Edizioni Contrasto. 01.2017. Foto della pubblicazione di Davide Tatti

Davide Tatti è nato in Sardegna dove ha lavorato come graphic designer. Dal 1999 a Milano si è occupato di grafica editoriale, dal 2007 si interessa di fotografia per la documentazione.

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