Riaperture Photofestival – “I luoghi Comuni”

A cura di Elisa Heusch

Dal 17 al 19 marzo si è svolta a Ferrara la prima edizione di “RIAPERTURE Photofestival”, che ha avuto come tema centrale quello dei luoghi comuni. Il valore aggiunto di questa iniziativa culturale sta fatto che per questi tre giorni sono stati riaperti al pubblico alcuni edifici storici e luoghi del centro da tempo chiusi, in disuso o dimenticati, da questo il nome “Riaperture”.

Durante il Festival si sono susseguiti laboratori, presentazioni e proiezioni, ma in questo ambito pongo l’attenzione in particolare su alcune delle mostre che ho avuto il piacere di visitare.

In via Garibaldi, subito fuori da Piazza del Municipio, all’interno di un ex negozio che era sede di attività commerciale e rimasto inutilizzato per lunghi periodi, sono state allestite le mostre di due autori. La prima è della giovane Luana Rigolli, classe ’83, che nei suoi lavori predilige soggetti di architettura e di interazione fra uomo e paesaggio. In questa sua esposizione intitolata “Perdita d’identità” i protagonisti sono oggetti coperti che giacciono in spazi aperti, nascosti da teli monocromatici che li riducono a forma sospese prive di identità, facendo sì che l’occhio sia attratto proprio dalla forma essenziale e dalla sua collocazione nello spazio circostante, senza distrazioni date da segni o colori. Secondo l’artista quest’abitudine di coprire gli oggetti per proteggerli dalle intemperie è associabile mentalmente alla nostra usanza di coprirci con i vestiti per proteggerci dal freddo e per nascondere le nostre nudità: il luogo comune degli oggetti spersonalizzati è così sovvertito ed è come se anche le cose indossassero una sorta di maschera che ne cela la vera identità.

Nella stanza adiacente ho visitato “What?”, il lavoro di Danilo Garcia Di Meo, artista romano, che racconta il percorso di vita e di rinascita di Ambra, una ragazza alla quale è stata diagnosticata la sordità a due anni di vita. Nonostante la difficoltà ad accettare la sua condizione durante gli anni della crescita, ed una relazione alle spalle con un uomo violento che la picchiava e umiliava, Ambra è riuscita a riacquisire la stima di sé stessa, soprattutto grazie alla scoperta della Kick Boxing, sport che le sta dando molte gratificazioni. Dalla sequenza di immagini possiamo percepire la forza di questa persona nel superare gli ostacoli della vita quotidiana, in un percorso di consapevolezza che riesce a “vincere” i luoghi comuni sulla sordità e sull’essere una donna che pratica arti marziali. Mi è parso significativo il fatto che l’autore avesse appositamente predisposto delle cuffie da far indossare a noi visitatori affinché potessimo “calarci” appieno nella condizione della protagonista ed immergerci nelle immagini in assenza di suoni circostanti.

Altro lavoro di notevole pregio è “Monia” di Giovanni Cocco, allestito nel cortile del Giardino segreto di Casa Romei, una delle dimore storiche più affascinanti di Ferrara, risalente al tardo Medioevo. Attraverso questa serie di immagini che ritraggono sua sorella disabile dalla nascita, gli ambienti in cui vive, i genitori che la accudiscono, ed i semplici gesti quotidiani, Cocco ha saputo svolgere un’indagine profonda sul mondo interiore di una persona che non possiede le stesse capacità cognitive dei “normodotati”. Il suo mondo è isolato ma non vuoto, fatto di gesti semplici ai quali ella riesce a dare ancora più valore di quanto non faccia chiunque altro. Monia tocca gli oggetti, guarda le luci intorno a lei e riesce a stupirsi come farebbe una bambina. È commovente questo atto di ricerca svolto dall’artista verso la sorella, per poter comprenderne meglio i desideri, le percezioni e le esigenze; smuove le nostre coscienze e dà un forte esempio di integrazione di chi appare “diverso” dalla maggior parte di noi, ma può emozionarsi e provare sentimenti ancora più forti e più veri.

Proseguendo nel percorso delle mostre interessante è la visione di Simone D’Angelo, che con il lavoro “I Must Have Been Blind” (dentro l’Ex Istituto Case Popolari Acer) ha voluto indagare il luogo in cui è cresciuto, ovvero la Valle del Sacco, la zona a sud di Roma che è uno dei SIN (Siti di interesse nazionale per la bonifica). È un’area che ha subito lo sviluppo industriale dopo la Seconda Guerra Mondiale e la successiva crisi, le cui tracce di alienazione rimangono anche adesso. La presenza umana è quasi esclusa e il paesaggio appare come una “terra di nessuno”, ma è da qui che l’autore vuole ripartire per immaginare di nuovo sé stesso e gli spazi che ha abitato.

Da segnalare la mostra allestita presso Palazzo Prosperi-Sacrati: “Le Ville Noire” di Giovanni Troilo. Un lavoro che è un viaggio alle radici della sua famiglia, che trasferitasi negli anni ‘50 dall’Italia al distretto di Charleroi, alla periferia di Bruxelles, ha vissuto il malcontento sociale derivante dall’aumento della disoccupazione e dallo scoppiare crescente della microcriminalità. Una storia che lascia aperti interrogativi importanti su una parte oscura dell’Europa e sulle speranze di migliaia di persone, in attesa di nuove possibilità per il futuro.

Autori presenti in mostra:

Barbara Baiocchi : “Sempre si vince” (c/o Ex Istituto Case Popolari ACER)

Disco Emilia : immagini del progetto Dancing in Emilia realizzato tra gli anni ’70 e ’80 da Gabriele Basilico, a cui sono state idealmente collegate fotografie recenti del progetto Last Night di Andrea Amadasi, Hyena e Arianna Lerussi. (c/o Auditorium Conservatorio G.Frescobaldi)

Francesca Iòvene : “Il profilo dell’intorno” (c/o Factory Grisù)

Luis Leite : “Per strada” (c/o Ex Istituto Case Popolari ACER)

Massimo Mastrorillo / D.O.O.R. : “Aliqual” (c/o Factory Grisù)

Sara Munari : “P|P|P| Place Planner Project” ( c/o Ex Clandestino Pub)

Elisa Heusch – Nata e cresciuta a Livorno (classe 1981), ha conseguito la laurea in Scienze Giuridiche all’Università di Pisa e durante il percorso universitario ha cominciato ad appassionarsi all’arte fotografica. Dopo aver frequentato corsi di fotografia e postproduzione nella sua città, ha partecipato ad alcune esposizioni collettive a Livorno e Viareggio, ma la svolta è arrivata con un’esperienza annuale come fotografa in strutture turistiche in Messico, che le ha aperto nuovi orizzonti. Tornata in Italia si è diplomata presso la Scuola Internazionale di Fotografia APAB di Firenze, avvicinandosi maggiormente al ritratto ambientato, al reportage e ad aspetti dello still-life come la Food Photography. Fa parte dell’Associazione FotoClub Nove di Livorno (Circolo associato FIAF) da marzo 2013 ed è iscritta alla FIAF da gennaio 2014.

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